Il posto dove ci troviamo è un luogo storico, e non solo perché è la taverna di una trattoria che proprio quest’anno celebra i suoi novant’anni, Premiata Trattoria Arlati. Lo è, storico, perché qui sotto, un posto angusto al quale si accede scendendo per strette scala, si sono ritrovati per anni, parlo di oltre cinquant’anni fa, gente del calibro di Lucio Battisti, Mogol, Alberto Radius, Demetrio Stratos. A spiegarlo, ce ne fosse bisogno, il signor Arlati, terza generazione di osti, che introduce l’incontro con la stampa raccontando di quanto, novant’anni fa, i suoi nonni hanno deciso di lasciare il proprio lavoro di operai alla Pirelli, che sorgeva proprio lì di fronte, siamo nel quartiere Bicocca di Milano, per aprire questa trattoria proprio agli operai, le tute blu, destinata. Una scelta coraggiosa in un periodo difficile, che però evidentemente è stata una scelta azzeccata. A svoltare la storia di questo luogo, ci racconta, prima l’arrivo tra i tavoli proprio del signor Pirelli, incuriosito da questa trattoria davanti alla sua fabbrica, arrivo che ha alzato l’asticella, in qualche modo allontanando gli operai, che ovviamente non volevano condividere il desco con il sciur padrun, e poi con la gestione del padre, seconda generazione, artista anche di fama nazionale spinto al lavorare in trattoria dai genitori e quindi del tutto intenzionato a trasformare quel posto in un ritrovo per artisti. Da quel momento la Trattoria Arlati questo è diventato, una sorta di simposio per artisti e intellettuali che, a inizio settanta, è anche divenuta la base, la sala prove, per Battisti e i suoi amici, la taverna trasformata in un locale con tanto di palco, locale al quale si poteva accedere solo con una tessera speciale, con su scritto solo BASSO e il nome del titolare. Una favola durata una decina d’anni, che però ha lasciato un segno, infatti oggi siamo qui, per ascoltare in anteprima nazionale il lancio di Tana, quale nome più adatto per un disco presentato in un rifugio per artisti, esordio di Angelica Bove, volto già visto qualche anno fa a X Factor e prossimamente all’Ariston a contendersi il titolo di Sanremo Giovani con il suo brano Mattone. E proprio da Mattone è iniziato il mini set con cui Angelica si è introdotta alla stampa presente, accompagnata al pianoforte dal valente Rabbo, per poi essere raggiunta sul palco, invero piccolo e molto massimalista, da Artalti è pieno di statue, quadri, foto d’epoca, oggetti vari, dal resto della band per altre tre canzoni. Canzoni a alto tasso di empatia, la voce acuta e roca della giovanissima artista, ventidue anni, a incantare i presenti, complici canzoni scritte per lei da Matteo Alieno, con lei a X Factor, e prodotte per lei da Federico Nardelli, canzoni che guardano agli anni Settanta, è indubbio, ma che contaminano quel mood con generi vari, tutti fondamentalmente suonati e tutti al servizio di una voce così importante. Importante quanto il posto che la ospita? Presto per dirlo, ma è indubbio che un live di una artista che per la prima volta si esibisce accompagnata da una band, la prima volta in vita sua, in un luogo del genere ha un peso specifico diverso, perché la location trasuda di suo emozioni, storia, arte. E la voce di Angelica, così, a occhio, sembra proprio destinata a muoversi bene in questo contesto, lei padrona del piccolo palco, capace di entrare in contatto con tutti i presenti, lì un po’ imbruttiti da queste settimane presanremesi fatte di continue conferenze in giro per la città, lo spauracchio delle imminenti Olimpiadi invernali a rendere tutto più caotico e difficile. Una artista da tenere d’occhio, questo passa dalle tracce di Tana, e dal minilive che da Tana ha tratto quattro brani, l’ultimo Lui forse migliore del mazzo insieme alla già citata Mattone, una artista che indubbiamente deve imparare a gestire le interviste, il suo essere senza filtri nel canto si sposta anche nel momento di rispondere alle domande, non sempre dicendo cose all’altezza del suo talento canoro. Una cosa è certa, lo ha ripetuto più volte, queste prime canzoni, tutte categoricamente autobiografiche, lei ha un vissuto complicato che chi ha seguito X Factor forse ricorda, e i suoi ventidue anni sono in realtà molti di più, ogni anno vale almeno tre o quattro di chiunque altro, come per i cani o altri animali, queste prime canzoni, dicevo, sono il frutto di un’alchimia che vede lei al fianco di Matteo Alieno e Federico Nardelli, ognuno fondamentale per il suo ruolo, la sua vita, ha detto, indubbiamente di qui in avanti al centro della sua poetica, ancora e ancora, più per necessità che per volontà, a precisa domanda, mia, allontanata altrettanto categoricamente l’idea di raccontare a volte le vite degli altri, o di lasciarsi andare anche alla finzione. Un modo di porsi senza pelle che, è chiaro, diventa cifra, complice una voce davvero incredibile, ma che prima o poi dovrà fare i conti anche con la contingenza, non sempre quel che si vive è all’altezza di quel che le aspettative della gente pretendono, i massimalismi tipici della giovane, giovanissima età potrebbero quindi ripiegarsi su se stessi in posizione fetale, prima o poi, meglio non essere sempre così solidamente ferrei nelle proprie certezze. Di fatto Tana, questo il suo primo album, è un lavoro maturo, assai più di quanto l’anagrafe potrebbe lasciar presagire, e Angelica Bove un nome da segnarsi da qualche parte, ben evidenziato, fosse anche solo per decidere chi votare al prossimo Sanremo Giovani, dove se la giocherà con tre colleghi, intendendo col tre i progetti in realtà sono due cantautori e una combo composta da rapper, cantante e dj, buttando sul tavolo buone opportunità di farcela, fanbase di Amici permettendo.

Un giorno, forse, potremo dire, noi presenti alla Premiata Trattoria Arlati oggi, “io c’ero”, riferendosi alla prima esibizione live di Angelica Bove, perché in effetti c’eravamo e abbiamo fatto la conoscenza con una giovane, giovanissima artista che indubbiamente ha qualcosa da dire, e soprattutto da cantare.