Doveva essere un’uscita-evento di appena tre giorni. È diventata, nel giro di poche ore, uno dei casi cinematografici più discussi del momento. Naza, il documentario di Yuval Abraham e Rachel Szor sulla guerra a Gaza, ha conquistato il primo posto al box office italiano e resterà nelle sale oltre la programmazione inizialmente prevista.
Ci sono film che arrivano al cinema accompagnati da campagne pubblicitarie imponenti, star, franchise e aspettative costruite per mesi. E poi ci sono opere come Naza, un documentario d’inchiesta di 80 minuti che ha scelto una strada completamente diversa: poche concessioni allo spettacolo, una materia difficile e una domanda che resta sospesa per tutta la durata del film.
Il risultato, però, è stato tutt’altro che marginale.
Nel primo giorno di programmazione italiana, lunedì 28 settembre, Naza ha incassato 451.872 euro, conquistando il primo posto nelle rilevazioni Cinetel. Un dato particolarmente significativo per un documentario, soprattutto considerando che l’uscita era stata pensata come un appuntamento speciale limitato al periodo 28-30 settembre. Secondo i dati riportati dalla stampa, oltre 60 mila persone hanno scelto di vederlo nella sola giornata d’esordio.
E così la corsa non si ferma al terzo giorno: la programmazione continuerà anche oltre la finestra inizialmente stabilita, complice la risposta del pubblico e le numerose proiezioni andate esaurite.
Dietro Naza ci sono Yuval Abraham e Rachel Szor, già autori di No Other Land, il documentario premiato con l’Oscar. A Venezia, dove il film è stato presentato in concorso alla 83ª Mostra del Cinema, la pellicola ha ricevuto il Premio Speciale della Giuria ed è stata accolta da una lunga standing ovation.
Il cuore del progetto nasce da anni di lavoro giornalistico e dalle inchieste realizzate da 972 Magazine e Local Call insieme al Guardian. Il film raccoglie le testimonianze anonime di 24 ex membri dell’esercito e dei servizi di sicurezza israeliani, concentrandosi sui meccanismi attraverso i quali vengono condotte le operazioni militari nella Striscia e sul ruolo assunto dall’intelligenza artificiale nell’individuazione degli obiettivi.
È un impianto che mette il pubblico davanti a una materia estremamente controversa senza trasformarla in un semplice racconto di cronaca. Il film prova invece a interrogarsi sui processi, sulle responsabilità e sulla progressiva trasformazione della guerra in un sistema.
La storia distributiva italiana di Naza è quasi un film nel film.
L’uscita era stata concepita come un evento temporaneo. Ma l’interesse registrato nelle prevendite e nelle prime proiezioni ha modificato rapidamente lo scenario. Il documentario è arrivato in oltre 500 sale e numerosi spettacoli hanno fatto registrare il tutto esaurito.
Il primo posto al box office acquista così un significato particolare. Non perché trasformi automaticamente un documentario d’inchiesta in un prodotto commerciale, ma perché racconta qualcosa sulla domanda di pubblico: migliaia di persone hanno scelto di entrare in una sala cinematografica per confrontarsi con un film che affronta una delle questioni politiche e umanitarie più controverse del presente.
Un dato che, al di là delle interpretazioni, è difficile ignorare.
Il percorso di Naza era iniziato poche settimane prima al Festival di Venezia. Anche lì il film aveva attirato l’attenzione ben oltre il normale circuito documentaristico.
Tra gli spettatori c’era anche Ghali, arrivato al Lido appositamente per assistere alla proiezione. Il cantante aveva spiegato di essere venuto a Venezia per vedere il film e aveva sostenuto che avrebbe dovuto essere visto da tutti.
Ma il passaggio più interessante è forse quello successivo: dalla discussione festivaliera al pubblico generalista.
Perché Naza non è più soltanto un titolo presentato in un grande festival internazionale. È diventato un appuntamento cinematografico capace di riempire le sale e di occupare il primo posto nelle classifiche degli incassi.
La permanenza nelle sale non sarà l’unico modo per vedere il documentario.
Dopo il percorso cinematografico internazionale, Naza sarà infatti distribuito gratuitamente online a partire da novembre, secondo quanto annunciato dal Guardian. L’obiettivo dichiarato è rendere il film e le testimonianze raccolte accessibili a un pubblico il più ampio possibile.
È un passaggio coerente con la natura stessa del progetto: un film nato dal giornalismo investigativo che utilizza il cinema per raggiungere un pubblico più vasto e che, successivamente, punta sulla distribuzione gratuita in rete.
Nel frattempo, però, il dato più immediato resta quello delle sale.
Naza era stato pensato per tre giorni.
Tre giorni sono bastati per trasformarlo in un caso.
E mentre il film continua la sua permanenza nei cinema italiani, il suo risultato al botteghino aggiunge un elemento inatteso alla discussione: davanti a una storia che riguarda una guerra ancora in corso e che divide profondamente l’opinione pubblica, c’è stato un numero consistente di spettatori disposto a fermarsi, sedersi in una sala buia e guardare.
Non è necessariamente una risposta alle domande poste dal film.
Ma è, senza dubbio, un segnale che quelle domande hanno trovato un pubblico.




