Un invito alla compattezza politica per consentire al Parlamento di autorizzare una missione di pace nello stretto di Hormuz. È quanto ribadisce il ministro della Difesa, Guido Crosetto, in un’intervista all’AGI, sottolineando la necessità di una risposta condivisa con unità, da tutte le forze parlamentari.
“Da tempo, afferma Crosetto, l’Italia si sta preparando a questa eventualità, con lo Stato maggiore della Difesa già al lavoro per definire il contributo nazionale a una possibile operazione internazionale”.
Il ministro evidenzia l’importanza strategica dello stretto di Hormuz come arteria vitale per il pianeta, per la quota significativa delle forniture energetiche globali. Garantire la sicurezza della navigazione in quell’area, osserva, significa tutelare interessi che riguardano direttamente cittadini e economie di tutto il mondo.
La presidente del Consiglio Giorgia Meloni chiarisce che qualsiasi partecipazione italiana dovrà passare attraverso il voto delle Camere e mantenere un carattere strettamente pacifico. Il ministro, dalla propria, auspica che la tregua raggiunta tra Stati Uniti e Iran possa consolidarsi fino a trasformarsi in una pace duratura. Resta però, la necessità che la comunità internazionale vigili affinché Teheran non sviluppi capacità nucleari a fini offensivi.
Nel dibattito politico emergono alcune differenze di posizione. Movimento 5 Stelle e Alleanza Verdi-Sinistra chiedono che l’eventuale missione sia accompagnata da una risoluzione delle Nazioni Unite, in linea con quanto indicato anche dal cancelliere tedesco Merz. Per Crosetto, invece, questo non è il momento delle divisioni: serve piuttosto convergere su un obiettivo comune. L’Italia, ricorda, è stata tra i primi Paesi a richiamare il ruolo dell’Onu, ma di fronte a una sfida di tale portata, sostiene, non dovrebbero esserci preclusioni.
Sul piano internazionale, l’Europa spinge per un coinvolgimento anche degli Stati Uniti. Secondo il ministro, una missione di questo tipo dovrebbe avere il sostegno più ampio possibile. Se Washington ritenesse di aver già dato il proprio contributo, non sarebbe comunque da criticare. L’auspicio, secondo il ministro, è che riconosca l’impegno europeo e che tutti gli attori internazionali collaborino per garantire stabilità e sicurezza nell’area.




