Il debutto in prima serata di Milo Infante non è stato semplicemente un passo avanti nella sua carriera: è stato un salto netto, una conferma di autorevolezza e di credibilità.
Ore 14 Sera, la versione serale del suo storico programma pomeridiano di Rai 2, ha esordito con numeri che non lasciano spazio a interpretazioni: 8,3 per cento di share e oltre un milione di spettatori. Una partenza che racconta, da sola, quanto il pubblico desideri un giornalismo affidabile, asciutto, senza fronzoli ma ricco di sostanza. Infante, che da tempo presidia con cura il racconto dei grandi casi italiani, porta con sé un metodo raro: rigore, empatia, attenzione chirurgica ai dettagli. È un equilibrio che nel caos mediatico contemporaneo vale oro. Il pubblico lo segue perché si fida. Si fida del tono mai urlato, della competenza, della capacità di guidare le storie senza mai sfruttarle.
E non è un caso che i suoi cavalli di battaglia — dal delitto di Garlasco ai casi irrisolti di Pierina Paganelli e Liliana Resinovich — siano diventati ormai appuntamenti fissi per chi vuole capire, non solo ascoltare.
In una recente intervista concessa a Chi, Infante ha raccontato questo suo approccio quasi artigianale al racconto televisivo. «Io non insegno nulla a nessuno, ma pretendo rispetto per le storie e per le persone», ha spiegato. Una frase che riassume perfettamente il suo stile: diretto, limpido, senza la minima ricerca dell’effetto.
La ricerca della verità sulla storia di Denise Pipitone
Il valore del suo lavoro si è visto anche nel modo in cui ha affrontato, negli anni, la vicenda di Denise Pipitone, una delle più dolorose e intricate del nostro Paese. Infante non ha mai cercato scorciatoie né titoli facili. Anzi, nell’intervista ha sottolineato con fermezza: «Su Denise non ho mai mollato. Non lo devo alla televisione, lo devo alla verità. Ogni volta che torniamo su quel caso è per rispetto della bambina e di una madre che attende risposte da vent’anni». Parole che restituiscono l’immagine di un uomo prima ancora che di un conduttore. Un uomo che vive il giornalismo come un servizio pubblico, anche quando le luci sono quelle della prima serata. “Ore 14 Sera”funziona perché resta fedele alla sua matrice originaria: chiarezza, approfondimento, ritmo, dialogo. La versione serale non cerca artifici, non si snatura. Al contrario, amplifica ciò che già rendeva forte il programma pomeridiano. E Infante, con la sua voce pacata e l’autorevolezza da cronista consumato, guida il racconto come un messaggero antico, capace di riportare fatti complessi a una narrazione comprensibile, umana.
Non sorprende che molti commentatori lo considerino già una delle figure più autorevoli della televisione italiana del 2025. I numeri premiano, ma non sono un accidente. È il frutto di anni trascorsi a raccontare la cronaca nera con equilibrio, precisione e rispetto. Il prestigioso settimanale lo ha definito «uno dei pochi giornalisti televisivi che sa parlare al Paese senza ferirlo». Infante ha risposto: «Io cerco solo la verità. E cerco di non far rumore quando arrivo vicino». Una dichiarazione che suona come un manifesto di stile. Perché, in un panorama televisivo spesso ingolfato da opinioni, toni alti e conflitti prefabbricati, Milo Infante porta un altro modo di fare TV: chiaro, civile, competente. Una TV che non punta il dito ma illumina. Che non spettacolarizza, ma approfondisce. Che non sfrutta il dolore, ma lo ascolta. La prima serata gli ha dato spazio. Il pubblico gli ha dato fiducia. E il 2025, a giudicare da com’è andata, gli ha dato ragione.




