Roberto Cavalli torna con i suoi codici, mentre Max Mara e Marmi sperimentano evoluzioni del minimalismo contemporaneo
La Milano Fashion Week entra nel vivo e la giornata di giovedì 24 settembre conferma una delle direzioni più interessanti di questa edizione, quella di una moda che cerca leggerezza senza rinunciare alla costruzione, alternando rigore sartoriale, sensualità, romanticismo e sperimentazione. Il calendario ha concentrato una lunga sequenza di appuntamenti, da Max Mara a Genny, da Anteprima a Marni, passando per Francesco Murano, Alberta Ferretti e Roberto Cavalli, con una città attraversata da una moltitudine di linguaggi diversi ma accomunati dalla voglia di reinterpretare il guardaroba femminile con maggiore libertà.
La mattinata si è aperta con Max Mara, che ha guardato agli anni Trenta per costruire una collezione capace di trasformare l’immaginario delle grandi esploratrici dell’epoca in un guardaroba contemporaneo. Il trench e i pantaloni sartoriali a vita alta diventano i protagonisti di una silhouette precisa ma non rigida, mentre camicie, dolcevita, giacche da safari e gilet cargo vengono accostati a gonne fluide e tessuti più delicati. Il risultato è un equilibrio tra spirito avventuroso e quotidianità, con una femminilità sicura che non ha bisogno di esibire la propria forza.
Da Genny il registro cambia completamente e la passerella si trasforma in una sorta di oasi immaginaria. La collezione, costruita intorno all’idea della Regina del Deserto, interpreta la leggerezza come una forma di evasione e di desiderio. Le silhouette si muovono tra abiti fluidi, gonne vaporose, bluse destrutturate e pantaloni morbidi, mentre asimmetrie, cut out, ricami floreali e trasparenze contribuiscono a creare un’immagine sospesa tra natura e sogno. Anche il denim viene riletto in chiave sofisticata, lavorato con superfici stampate, effetti distressed e applicazioni floreali tridimensionali. La palette attraversa sabbia, ruggine e tonalità delicate, lasciando spazio a improvvise accensioni di blu cobalto e verde acido.
A mezzogiorno il percorso della giornata ha incontrato anche la ricerca di Anteprima, che ha scelto di immergersi nell’universo di Alice nel Paese delle Meraviglie. La collezione Curiouser and Curiouser gioca sul contrasto tra elementi apparentemente opposti, mettendo insieme volumi morbidi e costruzioni più strutturate, silhouette oversize e trasparenze, linee geometriche e drappeggi. Pizzi, rouches, ricami e motivi ispirati ai petali introducono una componente quasi fantastica, mentre il trompe l’oeil diventa uno strumento per mettere in discussione la percezione e trasformare ciò che sembra familiare in qualcosa di inatteso.
Il pomeriggio ha avuto come protagonista Marni, alla sua seconda collezione firmata da Meryll Rogge. Qui la leggerezza diventa soprattutto una questione emotiva e materica. L’idea di trasformare la materia attraversa l’intera collezione, con un approccio fatto di accostamenti, sovrapposizioni e interventi quasi artigianali che restituiscono quella combinazione di raffinatezza e imperfezione che appartiene da sempre all’immaginario milanese del marchio. Un piccolo aeroplanino di carta diventa il punto di partenza simbolico di una riflessione sulla possibilità di alleggerire il guardaroba e, insieme, il modo di viverlo.
Accanto ai grandi nomi, la giornata ha lasciato spazio anche a designer e realtà più sperimentali, tra cui Phan Dang Hoang e Francesco Murano, inseriti in una sequenza che ha portato sulla passerella linguaggi più concettuali e una ricerca sempre più orientata alla trasformazione della silhouette. La presenza di questi nomi contribuisce a rendere la giornata meno legata alla celebrazione dei grandi marchi e più rappresentativa della pluralità creativa che caratterizza questa edizione milanese.
Nel pomeriggio è arrivata poi Alberta Ferretti, con una visione che torna a concentrarsi sulla femminilità, sulla fluidità e sulla capacità dell’abito di seguire il movimento del corpo. È una dimensione particolarmente presente nella giornata milanese, dove molti dei look proposti hanno abbandonato strutture troppo rigide a favore di tessuti impalpabili, lunghezze morbide e silhouette capaci di muoversi insieme alla persona che le indossa.
La giornata si è chiusa con Roberto Cavalli, affidato alla direzione creativa di Fausto Puglisi, in una passerella che ha riportato al centro l’attitudine più esuberante della maison. L’estetica si muove tra stampe massimaliste, contrasti, stratificazioni e un immaginario legato alla vita californiana, con una sensualità volutamente libera e poco disciplinata. La pelle, i motivi animalier e floreali, i volumi esagerati e una certa idea di glamour vissuto contribuiscono a costruire una donna che non cerca discrezione, ma esprime il proprio carattere attraverso la sovrapposizione di elementi e una forte energia visiva.
A completare il programma della giornata è arrivata Florania, mentre in serata Emporio Armani ha scelto la formula della presentazione anziché quella della passerella. Il calendario ha così restituito una giornata particolarmente densa, capace di attraversare approcci molto diversi alla moda contemporanea e di mettere in dialogo maison consolidate, designer affermati e nuove realtà creative.
Il filo conduttore che emerge dalle passerelle del 24 settembre è quindi una ricerca di equilibrio. Da una parte c’è il ritorno alla sartorialità, evidente nel rigore di Max Mara, dall’altra una crescente voglia di movimento, trasparenza e libertà che attraversa Genny, Anteprima, Marni e Alberta Ferretti. Roberto Cavalli porta invece l’eccesso e la sensualità nel territorio del glamour contemporaneo. Sono visioni differenti, ma tutte sembrano raccontare una moda che per la primavera estate 2027 vuole essere meno rigida, più personale e soprattutto più vicina alla vita reale, senza rinunciare alla fantasia che rende una passerella qualcosa di diverso dal semplice vestire.




