Dopo Papa Leone XIV, Rubio incontra a Roma Giorgia Meloni. I toni sono cordiali e c’è la volontà di collaborare, ma nessuno dei due fa passi indietro. “Incontro molto positivo con la premier Meloni a Roma per rafforzare la partnership strategica tra Italia e Stati Uniti”, scrive Rubio su X, pubblicando una foto della stretta di mano a Palazzo Chigi.

Il capo della diplomazia americana parla di “impegno degli Stati Uniti a lavorare insieme sulle priorità comuni”. Con Meloni discute di sicurezza regionale, Medio Oriente, Ucraina e della necessità di tenere unita l’alleanza transatlantica davanti alle crisi globali.

Palazzo Chigi descrive l’incontro come un “confronto ampio e costruttivo”. Tra i temi affrontati: i rapporti bilaterali Italia-Usa, la crisi in Medio Oriente, la libertà di navigazione nello Stretto di Hormuz, la stabilità della Libia e il processo di pace in Libano e Ucraina.

“Un dialogo sincero tra alleati che difendono i propri interessi nazionali, ma che sanno quanto conti l’unità dell’Occidente”, spiega la nota Usa. Concetto ribadito poco dopo dalla stessa Meloni a un evento di Confagricoltura: “Italia e Stati Uniti sanno quanto è importante il legame transatlantico. Ma sanno anche che ognuno deve tutelare i propri interessi. L’Italia difende i suoi, come fanno gli Usa, ed è giusto riconoscerlo”.

Un’ora e mezza di colloquio non basta a risolvere tutti i problemi. Primo nodo: l’Iran. Rubio chiede più sostegno agli alleati e, sullo Stretto di Hormuz, dice che “servono azioni, non solo parole forti”. Per ora la linea italiana non cambia.

Resta poi l’avvertimento di Trump: ritirare i soldati Usa dai Paesi Nato che non hanno appoggiato le operazioni americane in Iran, come Italia, Germania e Spagna. Rubio ribadisce di sostenere la Nato, ma ricorda che la decisione finale spetta al presidente. “Le nostre risorse non sono infinite e vanno usate dove serve all’interesse nazionale”, aggiunge.

Nessun passo avanti neanche su Ucraina e Libano. Su Kiev, Rubio spiega: “Siamo pronti a fare da mediatori se serve, ma non vogliamo perdere tempo in trattative che non portano risultati”. Sul Libano, pensa che l’Italia possa “aiutare molto il governo locale”.

Il segretario Usa non cambia posizione nemmeno sul Papa. Difende il diritto di Trump a “parlare con franchezza di Stati Uniti e politica americana” ed è convinto di poter mantenere “un rapporto produttivo con la Chiesa”.