Da Ankara Giorgia Meloni pubblica un video breve con una frase secca: “L’Italia siede al tavolo con una sola bussola: la tutela dell’interesse nazionale”.
La premier partecipa al vertice Nato con un mandato chiaro: confermare l’impegno italiano sull’aumento delle spese militari, ma senza deleghe in bianco. Tradotto: “Lo facciamo, ma lo decidiamo noi”. Tempi, modi, priorità e soprattutto destinazione dei fondi: devono restare in Italia.
È la risposta a una necessità scomoda. Aumentare il budget militare non è popolare, ma secondo Palazzo Chigi è indispensabile per garantire “autonomia strategica”.
E mentre a Bruxelles si discute di percentuali, a Roma si ridefinisce l’agenda. Lunedì la premier sarà a Palermo per ricordare Falcone. A Parigi, al summit dei “Volenterosi” sull’Ucraina, ci andrà Tajani. “Non c’è nessuna marcia indietro su Kiev”, fa sapere. “Ma non posso permettermi di staccare la spina dall’Italia”.
Il gelo con Washington
Il vero nodo resta il rapporto con Donald Trump. Dopo la cena dei leader ad Ankara, Meloni lo definisce “cordiale”. Niente più aggettivi altisonanti.
Le domande sul tycoon durano poco, meno di due minuti e mezzo. E la risposta è una: “Non mi pento di nulla”. L’investimento su quel rapporto, spiega, serviva a “tenere insieme l’Occidente”. C’erano “affinità su immigrazione e contro la cultura woke. Che poi le cose siano andate diversamente non cambia la valutazione sull’interesse italiano”.
Sulle basi italiane per l’offensiva in Iran, la linea di Meloni è chiara. L’Italia rispetta gli accordi, ma non partecipa agli attacchi. E aggiunge: “Quell’operazione non ha portato risultati concreti”.
Ucraina, soldi e conti
Con Zelensky il bilaterale verte su aiuti umanitari ed energia. Ma alla domanda diretta Meloni conferma: “Continueremo a sostenere militarmente Kiev. Il ministro Crosetto sta facendo le valutazioni”. Un tema che spacca il centrodestra, con la Lega sulle barricate e Vannacci pronto ad attaccare da fuori.
Meloni chiude con due messaggi. Uno agli alleati: nella spesa per la difesa va considerata anche la “sicurezza che impatta sulla vita dei cittadini”. Uno agli italiani: “È uno sforzo necessario, ma va fatto con equilibrio. Non tolgo risorse a sanità e servizi per comprare carri armati”.




