Cosa sta succedendo

Il Medio Oriente entra nel quarto giorno di guerra con un’escalation che coinvolge sempre più attori e fronti. Nella notte l’aviazione israeliana ha colpito obiettivi a Teheran e a Beirut, mentre gli Stati Uniti hanno annunciato di aver distrutto diversi centri di comando dei pasdaran. La tensione si è estesa anche al Golfo: l’ambasciata americana a Riad è stata colpita, così come una base statunitense in Bahrein.

Il presidente Donald Trump ha promesso una risposta dura agli attacchi contro le forze americane, dichiarando che gli Stati Uniti dispongono di ampie riserve di munizioni e preannunciando una “grande ondata” di operazioni. Non ha escluso neppure l’invio di truppe di terra. Finora il bilancio per Washington è di sei soldati morti. Il vicepresidente JD Vance ha però precisato che non si tratterà di “un nuovo Iraq o Afghanistan”.

Il premier israeliano Benjamin Netanyahu ha giustificato l’offensiva sostenendo che Teheran stava costruendo nuovi siti nucleari e che un intervento immediato fosse necessario per impedirne il completamento. Ha definito il regime iraniano “irriformabile”, ma ha assicurato che non si tratterà di una guerra senza fine.

L’Idf ha colpito anche la sede della televisione pubblica iraniana; Teheran ha replicato che le trasmissioni proseguono regolarmente. Intanto le monarchie sunnite del Golfo si dichiarano pronte a reagire a eventuali attacchi sul proprio territorio. Due droni diretti contro la base britannica a Cipro sono stati intercettati, mentre anche l’Europa resta in stato di allerta. In Kuwait tre jet americani sono stati abbattuti per errore dal fuoco amico, ma i piloti sono riusciti a salvarsi.

Sul fronte nord, il ministro della Difesa israeliano Israel Katz ha annunciato che l’avanzata dell’Idf nel Libano meridionale punta a impedire attacchi diretti contro le comunità israeliane di confine. L’esercito è entrato via terra nel sud del Libano, occupando diverse posizioni strategiche e dichiarando di voler colpire le infrastrutture di Hezbollah.