Da quando è uscita la miniserie su Fabrizio Corona non si è parlato d’altro, in ogni salsa, trito e ritrito, il suo nome oscillava in tutto internet.
A me però, amante dell’arte, ha attirato più l’attenzione la storia di Matteo Chigorno, assassino, presente come personaggio di passaggio all’interno della miniserie.
Io non ne sapevo niente, essendo che, quando si è svolta la tragedia avevo solo 8 anni, ma sono subito andata a informarmi e ora vi racconto tutto.
Matteo Chigorno non è un assassino qualunque, perché il 3 marzo 2010 a Milano, uccise e fece a pezzi il corpo di Giovanni Schubert, rendendo la storia una delle più cruenti all’interno del mondo dell’arte.
Matteo aveva solo 36 anni quando lavorava con successo all’interno della galleria Borgogna, ma la sete di soldi era più grande della passione che coltivava per l’arte.
Schubert era un gallerista, di molto successo a Milano, con il quale Chigorno collaborava, facendogli da assistente, e considerava il primo il suo maestro.
In quel periodo Chigorno aveva chiuso un grande affare, la vendita di ben due quadri, di un artista Islandese di nome Gudmundur Erró, per ben 70.000 euro.
Un’ottima chiusura.
I soldi però non arrivarono mai a Schubert, perché Chigorno organizzò il tutto per poterseli tenere per sé.
Quando il gallerista, fiutò la situazione, chiese un appuntamento all’assistente per parlarne, considerando che avevano un bel rapporto i due.
Chigorno però andò all’appuntamento con altri intenti, e carico di rabbia, il dialogo non servì a molto.
Fu proprio per i soldi che nacque uno scontro, violento, che si tramutò in una vera e propria tragedia.
Pugni, calci e addirittura sprangate, con uno stendipanni, furono la fine di Schubert, ma Chigorno non si limitò a oltraggiare il suo corpo così.
La furia dentro di lui era talmente alta che lo portò a tagliare il corpo con l’utilizzo di coltelli da cucina, impacchettarlo in delle buste e lanciarlo giù per il Naviglio Pavese.
La prontezza però, poi arrivò, e rispose al telefono alla famiglia del suo maestro, dicendo di non aver avuto sue notizie.
Ai primi interrogatori Chigorno non ammise il suo gesto, provó in tutti i modi a sviare l’attenzione altrove, ma quando si rese conto che ormai gli occhi erano tutti su di lui, confessò e li aiutò a trovare il corpo e l’arma del delitto.
Ovviamente la sentenza fu: ergastolo, con una condotta con rito abbreviato.
Adesso si trova a Bollate, dove sconta la sua pena, e dove, anni fa, ha conosciuto Fabrizio Corona, con il quale è entrato in contatto e che l’ha poi invitato a prendere parte di questa miniserie.
Allucinante pensare a come un giovane, molto talentuoso e esperto d’arte, a soli 36 anni, si sia rovinato la vita, per il desiderio dei soldi, usando una tale violenza su un uomo che considerava il suo maestro.
Ebbene sì, anche nel mondo dell’arte non si è esenti dalle tragedie dovute all’avidità.
Ma la vera domanda è: Gudmundur sarà a conoscenza della storia che sta dietro alla vendita dei suoi quadri?




