Mario Roggero, la Cassazione conferma la condanna. Il caso che continua a dividere l’Italia, Matteo Salvini: «La difesa è sempre legittima»
La vicenda giudiziaria di Mario Roggero continua a rappresentare uno dei casi più controversi degli ultimi anni sul delicato confine tra diritto alla difesa e uso legittimo della forza. La Corte di Cassazione ha confermato la condanna a 14 anni e 9 mesi di reclusione nei confronti del gioielliere di Grinzane Cavour, rendendo definitiva la sentenza pronunciata in appello.
I fatti risalgono al 28 aprile 2021. Tre rapinatori armati fecero irruzione nella gioielleria di Roggero, dove erano presenti anche la moglie e la figlia. Dopo aver subito la rapina, il commerciante impugnò una pistola e inseguì i malviventi all’esterno del negozio, esplodendo diversi colpi d’arma da fuoco. Due rapinatori morirono, mentre un terzo rimase gravemente ferito.
Fin dalle prime fasi dell’inchiesta, Roggero ha sostenuto di aver agito per proteggere la propria famiglia e sotto l’effetto del grave turbamento provocato dall’assalto. La magistratura, invece, ha ritenuto che la situazione di pericolo fosse ormai cessata nel momento in cui i rapinatori stavano fuggendo. Secondo le sentenze di merito, confermate dalla Cassazione, non ricorrevano quindi i presupposti della legittima difesa, poiché l’offesa non era più attuale e la reazione armata si sarebbe verificata quando gli aggressori avevano ormai abbandonato il negozio.
La decisione ha riacceso il dibattito politico e giuridico sull’applicazione dell’articolo 52 del codice penale, modificato nel 2019, e sui limiti entro cui possa essere riconosciuta la scriminante della legittima difesa, soprattutto nei casi di violente intrusioni nelle abitazioni e negli esercizi commerciali.
Tra i primi a intervenire è stato il vicepremier Matteo Salvini, che ha ribadito la propria vicinanza al gioielliere. In un messaggio pubblicato sui social ha espresso solidarietà a Roggero, rinnovando una posizione sostenuta sin dall’inizio della vicenda: «La difesa è sempre legittima». Nei giorni precedenti alla sentenza aveva inoltre ricordato di avergli telefonato per manifestargli «umana vicinanza» e sostegno in vista del verdetto definitivo.
Il caso Roggero resta destinato a far discutere non soltanto per il suo drammatico epilogo processuale, ma anche perché pone interrogativi di grande rilievo sul rapporto tra sicurezza, diritto di autodifesa e limiti imposti dall’ordinamento penale. Un equilibrio particolarmente delicato, sul quale il confronto tra giurisprudenza, politica e opinione pubblica appare tutt’altro che concluso.




