Sei Marina Abramovic e devi festeggiare, come farlo se non in grande?

 

Alla Galleria Nazionale d’Arte Moderna e Contemporanea una grande mostra ripercorre oltre mezzo secolo di ricerca dell’artista, tra performance storiche, cristalli e opere da vivere in prima persona.

 

A ottant’anni Marina Abramović non sembra avere alcuna intenzione di fermarsi. Anzi, torna a mettere il corpo, il tempo e la presenza al centro della scena con una grande mostra che a Roma riunirà alcune delle opere più significative della sua lunga carriera.

 

Dal 18 novembre 2026 al 4 aprile 2027, la Galleria Nazionale d’Arte Moderna e Contemporanea ospiterà Marina Abramović: Historical Works and Transforming Energy, un progetto che attraversa diverse stagioni della ricerca dell’artista e mette in dialogo alcune delle sue performance più celebri con una serie di lavori più recenti.

 

Non sarà soltanto una celebrazione dell’ottantesimo compleanno dell’artista, che compirà gli anni il 30 novembre. Sarà soprattutto un’occasione per rileggere una pratica artistica che, dagli anni Settanta a oggi, ha trasformato il corpo in uno strumento di esplorazione, resistenza e relazione con il pubblico.

 

 

 

Il percorso romano nasce dall’esperienza di Transforming Energy, presentata nel 2026 alle Gallerie dell’Accademia di Venezia, ma nella capitale il progetto viene ampliato con una selezione di opere storiche.

 

A raccontare questa parte della carriera saranno lavori diventati punti di riferimento della performance art internazionale, tra cui Imponderabilia del 1977, Balkan Baroque del 1997 e The Artist is Present del 2010.

 

Opere molto diverse tra loro, ma unite da una stessa attenzione verso la presenza fisica, la durata dell’azione e il rapporto diretto tra artista e spettatore.

 

È proprio quest’ultimo elemento a rendere particolare l’esperienza: davanti a un’opera di Abramović il pubblico non è necessariamente chiamato a rimanere a distanza. In molti casi è invitato a entrare nella situazione, a condividere un tempo, a esporsi a un’esperienza.

 

 

Accanto ai lavori storici troveranno spazio i Transitory Objects, una serie alla quale Abramović lavora da oltre trent’anni.

 

Qui il linguaggio cambia. Al posto della performance intesa come azione nel tempo entrano in scena pietre, minerali, cristalli, strutture e forme sulle quali il visitatore può sedersi, sdraiarsi o semplicemente sostare.

 

Quarzo, ametista, agata e altri materiali diventano così parte di un’esperienza che mette in relazione il corpo umano con una materia appartenente a una scala temporale completamente diversa.

 

Il risultato è un confronto tra tempi lontanissimi: da una parte la presenza fugace dell’essere umano, dall’altra materiali che raccontano la storia geologica del pianeta.

 

Abramović lavora da tempo sul concetto di energia e sulla possibilità che l’opera diventi un luogo di scambio tra chi la realizza e chi la attraversa. Al di là dell’interpretazione personale di ciascun visitatore, il principio rimane quello che ha accompagnato gran parte della sua ricerca: trasformare lo spettatore da osservatore in partecipante.

 

 

La forza del progetto romano sta proprio nell’accostamento tra momenti differenti. Le performance che hanno contribuito a definire la storia dell’arte contemporanea incontrano opere più recenti, permettendo di seguire l’evoluzione di alcune delle idee che Abramović ha esplorato per decenni: il limite fisico, la concentrazione, la vulnerabilità, il tempo, la presenza e la relazione.

 

La mostra è curata da Shai Baitel, direttore artistico del Modern Art Museum di Shanghai, insieme ad Andrea Tarsia, responsabile della sezione dedicata alle opere storiche.

 

Il progetto assume così anche il valore di un bilancio artistico. Non tanto una retrospettiva tradizionale, quanto un percorso attraverso trasformazioni e continuità di una ricerca che ha contribuito a portare la performance fuori dai suoi confini originari, facendola entrare stabilmente nel linguaggio dei grandi musei internazionali.

 

 

La mostra arriva nella capitale dopo il passaggio veneziano e propone una versione più ampia del progetto. La scelta della GNAMC aggiunge un nuovo contesto a un’esposizione che mette in relazione l’opera di Abramović con la storia dell’arte italiana.

 

A Roma il percorso sarà quindi anche un modo per osservare come una ricerca nata nella stagione radicale della performance degli anni Settanta continui a interrogare il pubblico contemporaneo.

 

E forse è proprio qui che si trova il punto più interessante della mostra: dopo decenni di immagini, documentazioni e racconti sulle sue performance, Abramović continua a chiedere allo spettatore qualcosa di molto semplice e, allo stesso tempo, difficile da concedere oggi: tempo.

 

 

Non soltanto il tempo necessario per guardare un’opera, ma quello per fermarsi, concentrarsi e lasciarsi coinvolgere.

 

La mostra sarà visitabile alla Galleria Nazionale d’Arte Moderna e Contemporanea, in Viale delle Belle Arti 131 a Roma, dal 18 novembre 2026 al 4 aprile 2027.