Due icone mondiali, due carriere straordinarie e una lezione universale. Nessuno è impermeabile alle persone che frequenta. Le relazioni modellano abitudini, scelte e perfino la percezione di ciò che diventa normale. Scegliere chi ci sta accanto significa scegliere, ogni giorno, la direzione della nostra crescita personale. A confermarlo è la psicologia
C’è un antico proverbio che dice “frequentando lo zoppo si impara a zoppicare”. Questa frase non parla davvero di come si cammina, ma di come viviamo. Parla delle persone che lasciamo entrare nella nostra quotidianità e del potere (subdolo) che hanno su di noi.
Le relazioni non sono mai neutre e nemmeno uno sfondo innocente della nostra vita, sono una forza attiva e costante che ci modella nel tempo. Cambiano il nostro linguaggio, influenzano le nostre scelte e alzano o abbassano i nostri standard senza che ce ne accorgiamo.
La psicologia sociale lo spiega con chiarezza! L’essere umano imita per appartenenza, assorbe atteggiamenti per integrazione e si adatta per non sentirsi escluso. Se un gruppo normalizza la superficialità, il pettegolezzo o la mancanza di responsabilità, anche la persona più centrata rischia lentamente di adeguarsi, non per debolezza, ma per bisogno di connessione.
Lo vediamo anche nelle storie pubbliche. Il talento straordinario di Amy Winehouse è stato travolto da un contesto relazionale e personale tossico che ha amplificato fragilità già presenti.

La sua voce era potente, ma l’ambiente che la circondava non sempre lo era altrettanto nel proteggerla.
Anche Diego Armando Maradona, uno dei più grandi calciatori di sempre, ha vissuto una parabola in cui pressioni, compagnie discutibili e contesti poco sani hanno contribuito a scelte autodistruttive.

Il talento non è uno scudo quando il sistema attorno non sostiene equilibrio e disciplina.
Questi esempi non servono per giudicare, ma per comprendere che nessuno è impermeabile all’ambiente. Nemmeno chi sembra invincibile!
La buona notizia è che lo stesso meccanismo funziona anche in senso positivo. Se frequenti persone che studiano, tenderai a studiare di più, se ti circondi di chi fa sport, sarà più facile muoverti, condividi tempo con chi parla di obiettivi e responsabilità, inizierai a pensare in modo più strutturato. L’energia collettiva diventa una vera e propria abitudine individuale.
Per i giovani questo tema è cruciale. L’adolescenza e la prima età adulta sono fasi in cui l’identità è ancora in costruzione. Le amicizie diventano specchi e i gruppi diventano laboratori di comportamento. È in quei contesti che si impara cosa è accettabile, cosa è desiderabile e cosa è normale.
Chi desidera migliorare la propria vita dovrebbe iniziare da una domanda semplice e potente: le persone che frequento mi avvicinano o mi allontanano dalla versione di me che vorrei diventare?
Non significa abbandonare chi è in difficoltà, significa riconoscere che la vicinanza costante influenza e che la frequentazione quotidiana costruisce abitudini invisibili. Che piaccia o no, la qualità delle relazioni determina la qualità delle nostre scelte.
Crescere non è solo una questione di forza di volontà individuale, ma è anche una questione di ambiente. Le relazioni diventano quindi come un clima. Se vivi in un clima freddo, ti copri, se vivi in un clima stimolante, ti espandi.
Scegliere bene chi ci sta accanto non è opportunismo, è responsabilità verso il proprio futuro! Perché alla fine non diventiamo soltanto ciò che sogniamo, ma anche (e soprattutto) ciò che frequentiamo.




