Le parole a Repubblica

Giovanni Malagò ha raccontato che, nel momento in cui è stato eletto presidente della FIGC con il 68,58% dei voti, il primo pensiero è andato al padre. Solo alcune ore dopo il voto è riuscito a raggiungere il suo nuovo ufficio nella sede federale di Roma, dopo una lunga serie di incontri e congratulazioni.

Ripensando alla sua infanzia, ha ricordato le domeniche trascorse allo stadio Olimpico insieme al padre, quando seguiva sia la Roma sia la Lazio grazie a due tessere che conserva ancora oggi. Un’esperienza che, a suo avviso, rappresenta il calcio di un’altra epoca.

Secondo Malagò, una delle principali occasioni mancate del calcio italiano riguarda la mancata realizzazione di infrastrutture e stadi moderni negli anni in cui la Serie A dominava il panorama mondiale. A suo giudizio, i grandi presidenti dell’epoca avrebbero potuto investire maggiormente in questa direzione.

Rispondendo alle critiche ricevute durante la sua presidenza del CONI, ha respinto l’idea di aver trascurato il calcio, sostenendo invece di aver contribuito alla crescita di numerose discipline sportive.

Pur riconoscendo che oggi l’Italia è meno calcio-centrica, ha evidenziato come tifosi, tesserati e pubblico continuino a rappresentare una realtà solida.

Sul tema dei talenti, ha sostenuto lo “ius soli sportivo” e ha criticato alcune norme fiscali che, a suo avviso, penalizzano l’acquisto di giocatori italiani rispetto a quelli provenienti dall’estero.

IL CT

Per la scelta del nuovo commissario tecnico, Malagò ha escluso l’esistenza di veti nei confronti di Roberto Mancini e ha indicato come qualità essenziali entusiasmo, disponibilità e piena adesione al progetto federale.

Non ha escluso neppure l’ipotesi di un allenatore straniero. Quanto al direttore tecnico, ha spiegato di preferire un ex calciatore, citando contatti con figure come Paolo Maldini, Alessandro Del Piero, Roberto Baggio e Gianluigi Buffon, senza che siano state prese decisioni.

Ha inoltre assicurato di voler mantenere un rapporto diretto con i calciatori, pur osservando che la categoria viene oggi percepita con minore simpatia dall’opinione pubblica. Sull’assenza di alcuni delegati dell’Assocalciatori al voto ha invitato a una riflessione, evitando però giudizi affrettati.