Ma insomma, la domanda che si stanno facendo tutti è: vale la pena andare a vedere Il Diavolo Veste Prada 2?

Io sono andata a vederlo al cinema, un po’ forse perché frequento Brera e sapevo ci sarebbero state delle riprese all’interno dell’accademia, e un po’ perché il primo è uno dei miei comfort film e un po’ speravo di rivere quella sensazione.

E posso dirvi che la mia risposta definitiva è: sì, ma solo se sei fan del primo.

Ma ora vi spiego perché.

 

A quasi vent’anni dal primo capitolo, Il diavolo veste Prada 2 arriva con un obiettivo chiaro: riportare sullo schermo un mondo iconico fatto di moda, potere e battute taglienti. Ma la domanda è inevitabile, questo sequel ha davvero senso?

Il film si presenta come un prodotto elegante e visivamente curato. Gli abiti sono, come ci si aspetta, spettacolari, veri protagonisti insieme a un cast di altissimo livello che regge la scena con mestiere. Le ambientazioni contribuiscono molto all’esperienza, in particolare, le sequenze girate a Milano rappresentano uno dei punti più alti della pellicola, ma forse perché sono di parte. La città viene mostrata in tutta la sua bellezza, quasi patinata, diventando un perfetto sfondo per questo universo di lusso e ambizione. (La scena della cena davanti al cenacolo, una delle mie preferite a livello visivo)

 

Eppure, sotto questa superficie scintillante, il film fatica a trovare sostanza. La trama appare spesso prevedibile e poco incisiva, con sviluppi narrativi che raramente sorprendono. Le battute, che nel primo film erano uno dei punti di forza, qui risultano più deboli, a tratti banali. Si avverte inoltre una certa retorica “buonista” nel modo in cui viene raccontato il mondo del lavoro e della moda, che smorza quel cinismo brillante che aveva reso memorabile l’originale.

Anche i personaggi non convincono del tutto. Andy risulta sorprendentemente difficile da sopportare, con scelte e atteggiamenti che la rendono poco cresciuta, ancora troppo rigida nelle sue decisioni e affermazioni.

Emily sembra aver perso profondità, mostrando una scala di valori piuttosto discutibile, esempio il suo nuovo fidanzato, mentre Miranda estremizza ulteriormente il suo egoismo fino a diventare quasi irritante, e l’iconicità che la contraddistingue vacilla.

In questo panorama, Nigel emerge come l’unico personaggio davvero coerente e umano, capace di mantenere una certa dignità narrativa, non a caso il mio preferito da sempre.

 

E allora perché vederlo? Perché, nonostante tutto, Il diavolo veste Prada 2 funziona sul piano emotivo. C’è un sottile velo di nostalgia che accompagna tutta la visione, un richiamo costante a quell’immaginario che il pubblico ha amato. È un film che non lascia il segno, ma che riesce comunque a intrattenere e, in qualche modo, a far uscire dalla sala con un sorriso.

 

In sostanza sì, è un sequel che vale la pena guardare più per le vibes e per il concept che per il contenuto. Non aggiunge molto alla storia, ma offre un’esperienza piacevole, soprattutto per chi desidera tornare, anche solo per un paio d’ore, in quel mondo fatto di tacchi alti, sguardi taglienti e copertine patinate.

E l’esperienza vale la candela, vedere un cinema pieno, di donne vestite bene, in bella compagnia, felici e nostalgiche, ecco, non ha prezzo.

Non paghi il biglietto per il film in sé, ma per quello che il film rappresenta, una boccata di leggerezza in una New York fumosa.