Eccoci di nuovo a parlare del film Odyssey di Nolan e delle polemiche che porta con sé.

Questo film non è ancora uscito e già è nella bocca di tutti negativamente, non immagino dopo.

Se la volta scorsa, ho difeso Nolan, e la sua scelta di non invitare gli influencer alla prima, questa volta mi tocca attaccare le affermazioni di una sua attrice, che ha decisamente dimostrato di saperne poco e nulla sul tema di cui parla il film.

 

Quando un’attrice del calibro di Lupita Nyong’o si prepara a vestire i panni di un personaggio dell’Odissea nel prossimo film di Nolan, è normale che le sue dichiarazioni facciano rumore, e se già ha ricevuto critiche per essere l’interprete di Elena, questa volta si è scavata la fossa da sola.

L’attrice ha sostenuto che Omero fosse un autore sessista, colpevole di aver relegato le figure femminili ai margini della narrazione, ammettendo peraltro, in un’altra occasione, di non aver mai sentito parlare di Omero prima di essere coinvolta nel progetto. Ed è proprio da qui che nascono almeno quattro problemi che meritano di essere sviscerati con calma, perché il rischio è quello di riscrivere un’opera millenaria sulla base di un fraintendimento contemporaneo.

 

Il primo nodo riguarda la tentazione, sempre più diffusa nel cinema attuale, di aggiungere presenze femminili là dove il testo originale non le prevedeva, come se una storia scritta quasi tremila anni fa dovesse rispondere a criteri di rappresentanza pensati per il pubblico di oggi. Operando in questo modo, però, si finisce per snaturare il racconto, per allontanarsi dalla sua essenza e trasformarlo in qualcos’altro, che non è più fedele né alla trama né al significato che quelle pagine custodiscono da secoli. Un’opera classica non si aggiusta, si interpreta, e interpretarla non significa riscriverla a piacimento.

 

Il secondo aspetto, forse ancora più stridente con l’accusa di Lupita, è che nell’Odissea le donne non erano affatto figure secondarie o silenziose. Basta scorrere il poema con attenzione per accorgersi che Circe, Calipso, Nausicaa, Atena e la stessa Penelope non sono comparse decorative, ma personaggi che indirizzano gli eventi, che condizionano le scelte di Ulisse, che a tratti determinano l’andamento stesso del viaggio. Sono presenze attive, capaci di influenzare la trama con la loro volontà, la loro astuzia, il loro potere, tanto da rendere quasi paradossale l’idea che l’opera le abbia messe da parte.

 

C’è poi un terzo elemento, di natura più storica e filologica, che complica ulteriormente l’accusa rivolta a Omero: gli studiosi concordano da tempo sul fatto che l’Odissea, così come l’Iliade, sia probabilmente il frutto di una tradizione orale stratificata, elaborata nel corso di generazioni e attribuita a una figura, quella di Omero, che potrebbe anche essere più un simbolo che un singolo individuo storicamente verificabile. Attribuire quindi a un solo autore pensieri, intenzioni e pregiudizi personali significa commettere un errore di prospettiva, perché non si sta parlando di una penna unica ma di un patrimonio collettivo tramandato nel tempo.

 

Infine, il punto probabilmente più importante di tutti riguarda il contesto storico in cui quest’opera è nata. Giudicare un testo composto in un’epoca remotissima con la sensibilità morale ed etica del ventunesimo secolo è un esercizio che porta inevitabilmente a conclusioni distorte, perché ogni società ha i propri codici, i propri valori, la propria visione del mondo, e pretendere che un racconto antico rispecchi le categorie contemporanee significa non aver compreso la distanza temporale e culturale che ci separa da quel mondo.

 

 

Ed è per questi motivi, che le parole di Lupita, per quanto comprensibili nell’ottica di chi guarda la storia con occhi moderni, finiscono per apparire un po’ affrettate e poco fondate su basi storiche solide, più vicine a un’opinione impulsiva che a un’analisi consapevole di un testo che ha attraversato i secoli proprio perché capace di raccontare, a modo suo, anche le donne.

E da un’attrice che ha un ruolo così cruciale nel film, è allucinante.