L’inedita intervista

Questa sera Aldo Cazzullo presenta un’“Una giornata particolare” inconsueta: la puntata dedicata a Nerone (La7, ore 21.15) sarà infatti anticipata da un prologo di quasi un’ora, una lunga conversazione con Ornella Vanoni, registrata meno di un mese fa.

Il primo ricordo d’infanzia: «In macchina con i miei genitori andavamo a Santa Margherita. Nei tunnel mettevo le mani davanti agli occhi e dicevo: non vedo, non vedo».
La prima figura maschile che la segna arriva sotto le bombe: «Milano bruciava, la Stazione Centrale era un girone infernale. Mio papà mi prende in braccio. Per me da allora l’uomo è come John Wayne: ti protegge». Poi l’ironia: «Non mi è mai successo di trovarne uno così. Ma è colpa mia: sfuggo alla protezione».

Gli amori «sono stati quattro», ma quello «più grande» resta Gino Paoli: «Il primo incontro? Era tutto vestito di nero». E ancora la battuta tagliente: «Bello? No. Dicevano che scriveva canzoni di merda ed era frocio; di me dicevano che portavo sfiga ed ero pure lesbica».


La loro storia è fatta di passione e ferite: «Sentivo odore di altre donne… già odorino di Stefania (Sandrelli)». Paoli pretende che lei lo raggiunga a Roma per conoscere la rivale: «Voglio che tu viva la vita che sto vivendo». E lei lo fa.
Poi il buio del gesto estremo di Paoli: «Andai in ospedale di notte. Mi disse: tutti ti vedono come un setter, invece sei un boxer». E lei, con consapevole seduzione: «Sono tutte e due le cose».

Prima di Paoli c’era stato Giorgio Strehler: «Veniva sempre al nostro corso al Piccolo». Cazzullo chiede se venisse per lei; lei non risponde, ma sorride «un sì» grande come il mondo.
Un giorno lui le dice: «Farò la più bella regia della mia vita perché adesso ci sei tu». Per lei è una rivelazione: «Una deflagrazione. Non capivo l’amore. È arrivato come un dardo: è nata Ornella».


Lui era sposato e «fu uno scandalo tremendo». L’amore finisce quando lei va a Spoleto, nel regno di Visconti — e lì, dice, «gli metto le corna». Non dice con chi, ma era Renato Salvatori.


Cazzullo la incalza finché lei non ammette per accenni anche gli eccessi: «Tu vai calmata, non eccitata. La cocaina non faceva per te». «Bravo, l’hai detto tu».
Il titolo di “genio” lo ha riservato solo a due persone: «Lui e Lucio Dalla».

Il successo a teatro arriva senza Strehler — che non ci credeva — mentre lei sposa Lucio Ardenzi, pur senza amarlo: «Si chiedeva come avessi rinunciato a Strehler per lui. Mi sono sposata vestita di giallo, con un cappello così, come la moglie di Trump».
Nell’intervista scorrono i nomi che hanno attraversato la sua vita: «Tenco era bello ma soccombente; con Celentano ho vissuto momenti divertentissimi; Gaber lo adoravo, era meraviglioso; Jannacci pazzesco».
E su Pasolini: «Lo difendevo con tutti, a destra e a sinistra».

Di Mina ricorda le partite a carte: «Era accanita. Io non riuscivo nemmeno a tenerle in mano. Buttavo quella sbagliata e lei mi mandava a quel paese». Poi il litigio per Milleluci: Mina sceglie la Carrà, e lei al telefono: «Allora è vero che sei vigliacca».

Con serenità ammette: «Ho amato anche una donna: il corpo femminile è attraente ma faticoso».
Rimpiange la Milano che non c’è più: «Oggi è una città di miliardari, una città inaridita».