Nel quartier generale riformista di Matteo Renzi il benvenuto per Carlo Calenda è chiaro: non solo aperto, “spalancato”. A dirlo è lo stesso leader di Italia Viva, che rilancia un appello all’unità del centrosinistra a poche settimane dal voto sulla nuova legge elettorale.

“Lo ripeto ai miei alleati: basta con le divisioni. Ora serve compattezza e puntare alla vittoria. Perché se non ci riusciamo, il rischio è un governo Meloni con il Quirinale e un esecutivo Vannacci a Palazzo Chigi”, avverte Renzi in un’intervista.

La mano tesa, però, viene respinta al mittente. E con toni duri.
Calenda non ci sta: “Matteo, l’unico progetto che hai in mente è trovare un passaggio verso la prossima poltrona disponibile. Per arrivarci sei pronto a inchinarti a Conte, ad Alleanza Verdi e Sinistra, salvo poi voltargli le spalle il giorno dopo. Noi restiamo dove ci hanno collocato i voti: al centro”.

La norma anti-frammentazione cambia gli equilibri

Intanto in Aula alla Camera è passato il primo via libera alla riforma elettorale, con un emendamento che ridisegna i rapporti di forza tra i partiti minori.
La modifica, proposta da Forza Italia, stabilisce che non entrano nel calcolo nazionale per l’assegnazione del premio di maggioranza le liste alleate che non superano il 3% e che non sono la prima forza sotto quella soglia.

Con questa regola, il cartello Italia Viva-Casa Riformista guidato da Renzi si candida a diventare il principale polo di raccolta per le formazioni più piccole. L’obiettivo dichiarato è limitare la dispersione dei consensi e spingere verso un unico contenitore, una sorta di “voto utile” per evitare voti persi.

Tensione nel centrosinistra

Nel campo progressista la nuova misura ha però acceso lo scontro. I partiti minori, costretti dalla norma a confluire in liste più grandi senza dover raccogliere firme, perdono potere.

Fino ad ora, con il Rosatellum, anche le liste sotto soglia contribuivano al totale se superavano l’1%. Con il nuovo testo i voti dei partiti più piccoli rischiano di non contare più.
La questione riguarda in particolare l’area riformista, dove dovrebbero confluire sotto un unico simbolo “Progetto Civico” di Onorato, Casa Riformista e +Europa.

E qui si inserisce il no di Azione. “Non entreremo in governi con chi pone condizioni, con chi non è chiaro su Europa e Ucraina, o con chi flirta con Conte o con Vannacci. Meglio stare all’opposizione che accettare un’alleanza incoerente che tradirebbe chi ci vota”, sottolinea anche Matteo Richetti di Azione.

Salvo modifiche al Senato, l’emendamento riduce drasticamente il peso dei piccoli e costringe a scelte rapide.

Renzi punta ad allargare. Calenda tira dritto per la sua strada. Tra porte “spalancate” e porte sbattute, il centrosinistra dovrà decidere se unirsi per vincere o rischiare di dividersi per perdere.