Parla il capitano dell’Inter
Lautaro Martínez ha raccontato, in una lunga intervista a Gazzetta dello Sport, di non essersi concesso premi particolari dopo il doblete conquistato con l’Inter. Per il capitano nerazzurro il vero regalo coincide già con il prossimo traguardo: «Il regalo è il prossimo obiettivo da raggiungere», ha spiegato, lasciando intendere che nella sua testa ci sia soprattutto il Mondiale, preparato con l’ambizione di arrivarci «al top».
A rendergli speciale il momento sono stati invece i genitori, arrivati in tempo per condividere i festeggiamenti. Lautaro ha spiegato che non potranno seguirlo al Mondiale per motivi di lavoro, ma che per loro essere presenti ai successi dell’Inter abbia avuto un valore enorme.
Tra tutti i messaggi ricevuti, quello più toccante è arrivato dalla nonna Olga, alla quale il giocatore è profondamente legato. «Mi ha fatto emozionare», ha raccontato, ricordando quando da bambino l’aiutava a pulire la scuola dove studiava per farla tornare prima a casa. Oggi il nome della nonna è tatuato sul suo braccio e il doblete conquistato con l’Inter è dedicato proprio a lei.
Ripercorrendo l’infanzia in Argentina, Lautaro ha descritto anni economicamente difficili ma fondamentali per la sua crescita. Il padre, dopo aver lasciato il lavoro da meccanico aeronautico per inseguire il calcio, aveva dovuto reinventarsi infermiere, mentre la madre lavorava come collaboratrice domestica. «I soldi non bastavano mai», ha ammesso l’attaccante, ricordando anche il periodo in cui la famiglia visse per anni a casa di un amico pagando soltanto una piccola quota per l’elettricità.
Eppure, guardando indietro, Lautaro conserva ricordi felici di quell’epoca: «Se ci ripenso, sorrido. Ero felice così». Da quelle difficoltà, ha spiegato, sono nati i valori che oggi prova a trasmettere ai figli: umiltà, rispetto e spirito di sacrificio.
Il pallone è entrato nella sua vita molto presto grazie al padre. Da bambino seguiva gli allenamenti e si nascondeva negli spogliatoi per ascoltare i discorsi del capitano della squadra, che era proprio suo padre. Per anni, però, il calcio ha convissuto con il basket, sport molto popolare a Bahia Blanca. Solo a quindici anni, dopo il trasferimento al Racing, arrivò la scelta definitiva.
Lasciare casa così giovane non fu semplice. Lautaro ha raccontato di aver sofferto molto la distanza dalla famiglia e la nostalgia, soprattutto mentre il fratello maggiore attraversava problemi di salute. A dargli forza fu ancora una volta il padre, deciso a spingerlo verso il sogno di diventare calciatore.
Oggi, invece, Milano rappresenta la sua casa. Lautaro ha confessato di immaginare il proprio futuro ancora con la maglia dell’Inter: «Se non mi mandano via io rimarrò qui». La famiglia si è integrata completamente, tra scuola dei figli, amicizie e attività avviate in città.
Sul piano personale, l’argentino ha ammesso di vivere il miglior momento della carriera, anche grazie al supporto psicologico ricevuto negli ultimi anni. Ha raccontato di aver attraversato periodi molto duri, soprattutto quando i gol mancavano e i dubbi crescevano: «Certe volte dubitavo di me stesso, se fossi ancora in grado di giocare a calcio». La terapia lo ha aiutato a uscire da quella spirale e continua ancora oggi ad accompagnarlo nei momenti più delicati.
Particolarmente pesante fu il periodo successivo al Mondiale per club, quando Lautaro arrivò persino a immaginare un possibile addio. «Ero devastato», ha confessato, spiegando che proprio da quel malessere nacque il duro sfogo pubblico contro chi non dimostrava abbastanza attaccamento alla squadra.
Secondo il capitano, però, quello scossone è servito all’Inter per ripartire, anche grazie all’arrivo di Cristian Chivu, descritto come un allenatore capace di portare entusiasmo e nuova energia nello spogliatoio.
Infine, guardando oltre il calcio, Lautaro ha sorpreso tutti confessando di non voler restare nell’ambiente dopo il ritiro: «Non sentirete più parlare di me: sparirò». L’unica cosa che gli interessa davvero è essere ricordato «come una persona che ha dato sempre tutto».




