Un’altra ombra cala ad Ankara su Donald Trump. Stando a quanto anticipato dal Wall Street Journal e riportato da fonti ad esso vicine, i servizi di intelligence israeliani avrebbero trasmesso agli USA elementi che indicherebbero un presunto piano di Teheran per colpire il Presidente mettendo a repentaglio la sua vita.

La notizia emerge mentre la tensione resta altissima. Mercoledì ad Ankara, parlando con la stampa, lo stesso Trump ha evocato il pericolo che corre: “Sono in cima alla lista”, ha dichiarato. “Fino ad ora sono stato fortunato. Non so per quanto ancora”.

Il timing è significativo. Il rientro negli Stati Uniti è avvenuto solo 24 ore dopo, con un cambio dell’ultimo minuto dell’aereo presidenziale per motivi di sicurezza.

Sul piano diplomatico, ieri è arrivato anche il confronto tra Trump e il premier israeliano Benjamin Netanyahu. I due hanno ribadito, secondo fonti di Gerusalemme, la volontà di mantenere un “pieno coordinamento”. Il _WSJ* non precisa se durante la telefonata sia stato citato nello specifico il presunto piano iraniano.

Dopo i precedenti tentativi già denunciati, questo nuovo segnale rilancia la tensione. Da una parte l’intelligence che si muove in sordina, dall’altra dichiarazioni pubbliche e misure di sicurezza rafforzate.