
Tajani sulla politica estera, Eccher sulla giustizia, Pascale nel confronto con Vannacci e Sorrenti sull’intelligenza artificiale: tre giorni di dibattiti con protagonisti della politica, delle istituzioni e della società civile. E una regia giornalistica affidata a Marco Scotti e Francesco Giorgino.
CEGLIE MESSAPICA – Per tre giorni Ceglie Messapica è diventata una sorta di osservatorio privilegiato sull’Italia che riparte dopo l’estate. “La Piazza – Il Bene Comune”, la manifestazione organizzata da Affaritaliani e dall’Associazione La Piazza, ha riunito esponenti del governo, dell’opposizione, delle istituzioni, dell’economia, della cultura e delle professioni, confermando la propria capacità di portare il confronto politico fuori dai palazzi e dentro una piazza.
Nove ministri, due vicepresidenti del Consiglio, rappresentanti delle istituzioni europee, imprenditori, giornalisti e protagonisti della società civile hanno attraversato il palco di Ceglie Messapica. Tra questi Antonio Tajani, Matteo Salvini, Matteo Piantedosi, Marina Calderone, Gilberto Pichetto Fratin, Tommaso Foti, Andrea Abodi, Francesco Lollobrigida e Nello Musumeci.
Tra gli appuntamenti politici di maggiore rilievo quello con Antonio Tajani, vicepresidente del Consiglio e ministro degli Esteri, intervistato da Francesco Giorgino. Al centro del confronto la politica estera, in una fase internazionale nella quale il ruolo dell’Italia e dell’Europa è chiamato a misurarsi con scenari sempre più complessi. La presenza di Tajani ha dato alla manifestazione un respiro internazionale, inserendo il dibattito di Ceglie nel quadro delle grandi questioni geopolitiche che attendono l’Italia alla ripresa dell’attività politica.
Ma è stata anche la varietà dei temi a rendere particolarmente interessante questa edizione.
Uno degli interventi più significativi è stato quello di Claudia Eccher, brillante giurista e membro laico del Consiglio Superiore della Magistratura. Il suo intervento ha affrontato uno dei punti più delicati del rapporto tra giustizia e informazione: la comunicazione delle Procure.
«Il Consiglio Superiore della Magistratura ha già avviato un importante dibattito sulle linee guida per la comunicazione tra procure e giornalisti», ha spiegato Eccher. L’obiettivo è «rendere più uniforme e corretta l’informazione giudiziaria», tutelando «la reputazione di ogni cittadino che possa trovarsi coinvolto in un procedimento penale».
Una questione che va ben oltre il rapporto tra magistratura e giornalismo. Riguarda infatti il delicato equilibrio tra diritto di cronaca, interesse pubblico, presunzione di innocenza e tutela della persona. Una notizia giudiziaria può produrre conseguenze profonde sulla vita di un cittadino molto prima che un processo stabilisca eventuali responsabilità.
Eccher ha inoltre sottolineato l’importanza della presenza del CSM in un contesto capace di riunire «esponenti significativi del mondo della politica, della cultura e delle professioni», affrontando anche temi come la situazione delle carceri e il referendum.
Di segno diverso, ma altrettanto acceso, l’intervento di Francesca Pascale, protagonista di uno dei confronti più vivaci della manifestazione. Il suo intervento è stato caratterizzato soprattutto dallo scontro a distanza con Roberto Vannacci, al quale Pascale ha rivolto parole particolarmente dure: «Chi fa della politica uno strumento per attaccare le minoranze non è un politico, è un pagliaccio».
Pascale ha difeso le unioni civili, i diritti delle coppie omosessuali e il diritto all’adozione, sostenendo la necessità di una legge contro l’omotransfobia. Ma il suo intervento è stato interessante anche perché non si è limitato a una contrapposizione ideologica: ha espresso critiche verso alcuni aspetti della cultura woke e ha affrontato il tema della difesa dei valori occidentali e della minaccia islamista.
Il confronto con Vannacci ha così rappresentato uno dei momenti nei quali “La Piazza” ha mostrato più chiaramente la propria natura: mettere nello stesso spazio posizioni lontane, lasciando che la distanza tra le idee diventasse materia di discussione pubblica.
Pascale ha saputo imporsi per la nettezza delle sue posizioni, la libertà del suo intervento e la capacità di tenere il confronto sul piano politico, raccogliendo un consenso evidente tra il pubblico. Al termine del suo intervento è stata accolta e salutata da una vera e propria acclamazione della piazza, segno di un apprezzamento che è andato oltre gli schieramenti politici.
E se la politica e la giustizia hanno occupato una parte importante del dibattito, un altro intervento ha guardato decisamente al futuro. Quello di Serafino Sorrenti, dedicato all’intelligenza artificiale e alla trasformazione che questa tecnologia sta producendo nell’economia, nel lavoro e nella società.
L’AI non è più una questione riservata agli specialisti. È ormai una delle grandi questioni politiche del presente e impone una riflessione sulle competenze, sulla trasformazione del mercato del lavoro, sulla competitività delle imprese e sulla capacità dell’Europa di non subire passivamente una rivoluzione tecnologica che procede a una velocità superiore rispetto alla politica.
A tenere insieme una materia così ampia e articolata è stato anche il lavoro dei conduttori.
Marco Scotti, direttore di Affaritaliani e figura centrale nell’organizzazione editoriale della manifestazione, ha avuto un ruolo determinante nella costruzione dei confronti. Non soltanto padrone di casa, ma giornalista chiamato a misurarsi con interlocutori molto diversi, Scotti ha condotto alcuni dei panel più delicati, dalla giustizia all’intelligenza artificiale, fino al confronto politico con i protagonisti della manifestazione.
Accanto a lui Francesco Giorgino, che ha portato sul palco il proprio stile giornalistico, particolarmente adatto ai temi della politica nazionale e internazionale.
E poi Mimmo Mazza, direttore della Gazzetta del Mezzogiorno, protagonista della conduzione degli incontri dedicati all’informazione e alla sua trasformazione. Un ruolo significativo in una manifestazione nella quale il tema del giornalismo non è stato soltanto quello del rapporto con la politica, ma anche quello della responsabilità dell’informazione nel nuovo ecosistema digitale.
Preparata e competente anche Barbara Politi, che ha contribuito con professionalità e chiarezza alla riuscita dell’iniziativa, dimostrando ancora una volta capacità di analisi e padronanza dei temi affrontati.
È proprio questa pluralità di conduzioni ad aver contribuito a evitare che i numerosi appuntamenti si trasformassero in una semplice successione di interventi. Scotti, Giorgino, Politi e Mazza hanno dato ai diversi panel una precisa impostazione giornalistica, favorendo il confronto e cercando, attraverso domande e contraddittorio, di andare oltre le dichiarazioni di rito.
“La Piazza”, del resto, nasce con una vocazione precisa: portare a Ceglie Messapica i protagonisti dell’attualità nazionale per discutere dell’Italia che si prepara alla ripresa politica dopo l’estate.
E in questa nona edizione la formula sembra aver trovato una sua ulteriore maturazione. Tajani ha riportato il confronto sulla politica estera e sul ruolo dell’Italia; Eccher ha posto il tema della responsabilità nella comunicazione giudiziaria; Pascale ha acceso il dibattito sui diritti; Sorrenti ha aperto una finestra sulla trasformazione tecnologica.
Quattro temi apparentemente lontani, ma uniti da una stessa domanda: quale rapporto vogliamo costruire tra potere, informazione, tecnologia e cittadini?
È questa, probabilmente, la cifra più interessante dell’edizione 2026. Non una semplice passerella estiva della politica, ma un luogo nel quale posizioni diverse vengono messe alla prova davanti a un pubblico e attraverso domande giornalistiche. Una piazza, appunto, nel senso più autentico del termine: il luogo nel quale il Paese discute di sé.




