Ci sono eredità che si scelgono e altre da cui si prende le distanze. Suri Cruise, 20 anni, ha deciso. L’unica figlia nata nel 2006 dal matrimonio tra Tom Cruise e Katie Holmes ha ufficialmente lasciato alle spalle il cognome del padre. Per i registri e per i social, è Suri Noelle.

Il taglio con il passato
La notizia rimbalza dai media americani. Noelle non è un nome a caso: è il secondo nome della madre. Una scelta che vale come dichiarazione.

Secondo quanto riportato da Page Six, i rapporti tra Suri e Tom Cruise si sarebbero interrotti dopo il divorzio da Katie Holmes nel 2012. Da allora l’attore non avrebbe più fatto parte della sua quotidianità. Sempre secondo le fonti vicine all’attrice di Dawson’s Creek, la ragazza non avrebbe nemmeno ricevuto nulla da un eventuale fondo fiduciario paterno.

Suri è cresciuta a New York con la madre, lontano dai set e dai riflettori di Hollywood. Ora ha scelto una strada tutta sua: Pittsburgh e la School of Drama della Carnegie Mellon University, dove studia teatro musicale. Un percorso artistico, sì, ma senza aggrapparsi allo scudo di un cognome pesantissimo.

Un fenomeno che riguarda Hollywood
Il caso di Suri non è isolato. Nelle ultime settimane anche alcuni figli di Brad Pitt e Angelina Jolie hanno fatto lo stesso percorso.
Shiloh, Zahara, Maddox e Vivienne avrebbero avviato le pratiche per assumere il cognome Jolie, quello materno.

Figlie e figli di star planetarie, cresciute tra tappeti rossi e paparazzi, che da adulti scelgono di riscrivere la propria identità. Non per rinnegare le origini, ma per prendersi uno spazio autonomo.

Essere “figli di” a Hollywood è una doppia lama. Ti apre porte, ma ti condanna a vivere sempre all’ombra.
Suri ha deciso di togliersi di dosso quel peso. Noelle è un omaggio alla madre che l’ha cresciuta e, allo stesso tempo, il nome di una ragazza che vuole costruirsi da sola.

Tra le aule di recitazione della Carnegie Mellon, Suri non sarà “la figlia di Tom Cruise”. Sarà semplicemente Suri. E forse è proprio questa la rivendicazione più grande che una 20enne figlia d’arte possa fare oggi: il diritto di scegliersi un nome, una storia, un futuro.