Un mondiale senza precedenti
Non soltanto le sette medaglie (record storico), ma anche un altro dato racconta la qualità della spedizione azzurra ai Mondiali di Tokyo. L’Italia chiude al sesto posto nella classifica a punti, su 198 nazioni in gara, eguagliando il miglior piazzamento di sempre (Göteborg ’95).
Nella ‘placing table’ che considera i piazzamenti nei primi otto posti, e di conseguenza valuta complessivamente la profondità dei risultati al di là delle medaglie, gli azzurri brillano con 15 finalisti e 62 punti, l’ultimo dei quali è guadagnato dalla staffetta 4×400 femminile che termina la finale all’ottavo posto.
Gli azzurri completano la rassegna iridata a una sola lunghezza dal record di punti (63 a Göteborg) e a un solo finalista dal primato di Atene ’97, ma migliorano l’edizione passata, quella di Budapest, quando erano stati raccolti 51 punti per effetto di 13 finalisti. Nel medagliere dominato dagli Stati Uniti (16 ori, 5 argenti e 5 bronzi), l’Italia è undicesima ma per numero di medaglie è quarta, alle spallle anche di Kenya (7-2-2) e Giamaica (1-6-3).
Soddisfatto così il numero uno della Fidal, Stefano Mei.
«È andata molto bene. Abbiamo portato 89 atleti, la fiducia è stata ben riposta. Si è avuta una sensazione di compattezza»
Mei ha ricordato anche le difficoltà di alcuni big: «Stano non c’era, Diaz aveva problemi fisici, Iapichino ha trovato una serata sbagliata, Tamberi e Jacobs non erano al meglio. È stato un anno straordinariamente lungo. Ancora una volta l’atletica ha dimostrato di essere il traino dello sport italiano: se va bene l’atletica, va bene tutto lo sport. Non invidio Sinner, l’atletica muove di più i giovani»
Sul futuro: «Jacobs non può chiudere così, deve trovare la forza. Anche Tortu è recuperabile, dovrà fare delle scelte. Pernici mi ha colpito: a 22 anni è decimo al mondo negli 800, il futuro è suo».
«Si va per cicli, nello sprint non siamo gli Stati Uniti, ma nel mezzofondo c’è un risveglio importante. I ricambi arriveranno, bisogna solo avere pazienza e investire».




