Marco Iannaccone, in arte Scarlet Lovejoy, è in uscita col suo settimo libro. L’artista e scrittore con ‘Un compleanno da Dio’, torna al genere giallo, colorato da dinamiche intrise nella sua Napoli. Il suo è un libro che non si può incasellare. Ed è il suo pregio più grande. Inizia come un giallo, continua come un’autobiografia, diventa una commedia camp, poi una preghiera laica, poi un trattato sui tarocchi. E funziona, perché al centro c’è una protagonista che non puoi dimenticare: Stella.
Ha la passione per i tarocchi l’ex ragazza di Resina con i pantaloni di pelle che muore il 27 marzo 2026, la sera prima del suo cinquantesimo compleanno. Si ritrova a terra in una stalla, in una pozza di sangue, con addosso calzini a cuoricini e vestaglia maculata. Resterà per sempre una 49enne. E questo, paradossalmente, la rende felice, dando luogo alle prime digressioni argomentative del libro. Da lì inizia il suo vero compleanno: quello “da Dio”. Stella dialoga direttamente con il Grande Boss – un Dio ironico, paterno, un po’ egocentrico che si dice da solo “Oh, mio Dio!” – e ripercorre la sua vita per 77 capitoli, ognuno guidato da una carta dei tarocchi.
Intanto sulla Terra resta il mistero: è stata uccisa? È caduta? È un suicidio? C’è l’ispettore Fusco che indaga, c’è la cognata Adalgisa con il cane Paco che trova biglietti, ci sono le amiche Luce, Mara e Sofia che vedono una stella cadente sul lungomare di Via Caracciolo.
Il lettore, seguendo ciascun personaggio, resta in bilico fino alla fine tra giallo e diario dell’anima.
Stella è una protagonista enorme. È popolana ed elegantissima allo stesso tempo. È divertentissima e straziante, scevra da retorica, ma con tutta la sua napoletanità, le sue paure, la sua voglia di festa.
L’idea dei tarocchi è una struttura narrativa a cui Iannaccone ritorna. Lo spiega all’inizio della scrittura. Ogni carta è stata estratta a caso e da lì è nata la storia. Si sente. Il libro ha davvero l’andamento di una stesa: Il Bagatto (l’inizio), La Morte (la fine che è un inizio), L’Imperatrice al contrario, Il Sole. È il terzo libro in questo solco, dopo “La smorfia di Alice” e “Le sibille svelate” e chiude il ciclo sulla divinazione in modo perfetto.
Il tema dell’incontro è il cuore del libro e risiede tutto in una frase: “Questo è il tuo compleanno da Dio!”. È un narrato sulla paura di invecchiare – “Dopo, cosa ci sarà? È indispensabile invecchiare?” – e sulla possibilità di essere accolti così come si è. Il Dio di Stella non giudica, festeggia in ritardo, regala stelle cadenti alle amiche. Nella stesura dinamica c’è tanto di quel mondo di Montevergine, della Mamma Schiavona protettrice degli emarginati citati in prefazione dall’autore.
Nella comunicazione diretta, piena di napoletano, di italiano colloquiale, di esclamazioni, il lettore ride ad alta voce. Patricia la colf portoricana, Armando, Yvonne, la suocera che muore soffocata dal tappo dello champagne mentre canta “Bella stronza” di Masini, lasciano tuffare il lettore in un camp tragicomico alla Almodóvar, solo molto napoletano.
Il lavoro di Iannaccone è un libro scritto a mano, nel senso emotivo. Si sente che viene dall’inverno, dal bisogno di stare a casa e raccontarsi. A volte il ritmo del giallo si perde nel flusso di ricordi e nel dialogo continuo con Dio. Alcuni passaggi autobiografici sono così intimi da far perdere per un attimo il filo della trama gialla, permettendo al lettore di delineare il tratto dell’autore. Ma è anche una scelta coerente: la vita di Stella non è un giallo lineare, è un accumulo di feste, torti, amori, torte mangiate prima del compleanno.
“Il mio compleanno da Dio” è un romanzo sulla transizione di ogni genere: di età, di vita, di morte. Tra l’uomo e la donna, tra i 49 e i 50, tra la terra e il cielo, tra carnevale e Quaresima, tra la Candelora pagana e quella cristiana. È un libro vivo, dinamico, generoso, esattamente come Stella, lontana dagli stereotipi, e pronta a parlare a chi crede che i tarocchi non predicano il futuro ma aiutino a raccontarlo.




