Se non sapete cosa guardare il prossimo weekend, vi consiglio io un film: Il Falsario, su Netflix.
Il Falsario è uno di quei film che riescono nell’impresa non semplice di tenere insieme cinema di genere, ricostruzione storica e riflessione politica, pur non essendo un documentario.
Ispirato alla figura reale di Antonio Giuseppe Chichiarelli, detto Toni, personaggio chiave, che a lungo è rimasto nell’ombra, di alcuni dei più oscuri snodi della storia italiana.
Il film rielabora in chiave romanzata la vicenda del falsario legato alla Banda della Magliana e al celebre depistaggio del caso Moro, senza mai trasformarsi in una lezione didascalica o in un freddo resoconto giudiziario, anche perché non si prende così sul serio da raccontarci paro paro la realtà.
Pietro Castellitto dà al protagonista un’intensità ambigua e magnetica, con il suo baffo e i suoi abiti estrosi rende il suo Falsario sfuggente, intelligente, spesso inquietante, sempre sospeso tra criminalità comune e grandi giochi di potere, senza mai fartelo odiare, nonostante gesti deplorevoli. Al suo fianco, Claudio Santamaria è solidissimo nei panni del Sarto, altro mafioso carismatico e brutale, ma più silenzioso, incarnazione di un sottobosco romano violento e cinico. Il film funziona proprio grazie ai personaggi e alle interpretazioni, che restituiscono un’umanità sporca, contraddittoria, mai eroica.
Il contrario di come può essere un Gomorra.
Visivamente, Il Falsario è un piccolo gioiello: la fotografia di una Roma notturna, opaca e livida, racconta tanto quanto la sceneggiatura, così come i costumi e le ambientazioni, curatissimi e credibili, un racconto degli anni 70-80. Anche chi non conosce nel dettaglio la storia di Chichiarelli o del caso Moro viene accompagnato con chiarezza in un racconto avvincente. Per chi invece è cresciuto in quegli anni, o ne porta ancora addosso l’eco culturale e politica, il film assume un peso ulteriore probabilmente, più consapevole, riapre domande irrisolte, lasciando addosso un senso di inquietudine che dura ben oltre i titoli di coda.
Un film da vedere, senza esitazioni.
Perché anche i film italiani riescono a rilasciare qualche chicca.




