Il messaggio del portabandiera ucraino: «Una decisione che mi spezza il cuore»

«Una decisione straziante che mi spezza il cuore». Con queste parole Vladyslav Heraskevych, skeletonista e uno dei portabandiera dell’Ucraina alle Olimpiadi di Milano-Cortina, ha raccontato sui social la scelta del Comitato Olimpico Internazionale (Cio) di impedirgli di gareggiare con un casco personalizzato dedicato agli atleti ucraini morti nella guerra contro la Russia.

Secondo quanto riferito dallo stesso Heraskevych, il Cio avrebbe vietato l’utilizzo del casco sia nelle sessioni ufficiali di allenamento sia in gara, dopo che era stato indossato nelle prime prove sulla pista olimpica. «Ho la sensazione di tradire quegli atleti che facevano parte del movimento olimpico, impedendo che vengano ricordati proprio nell’arena sportiva in cui non potranno più tornare», ha scritto l’atleta.

Il casco e l’intervento di Zelensky

Il casco riporta i volti di alcuni sportivi ucraini uccisi dall’inizio dell’invasione russa, come raccontato dal Kyiv Independent. Tra questi il pattinatore artistico Dmytro Sharpar, caduto nei pressi di Bakhmut, e il biatleta diciannovenne Yevhen Malyshev, morto vicino a Kharkiv. In un post precedente, Heraskevych aveva spiegato che l’iniziativa voleva rendere omaggio solo a una parte dei tanti atleti che hanno perso la vita nel conflitto: «Il mondo deve conoscere il vero prezzo della nostra libertà», aveva scritto.

Sulla vicenda è intervenuto anche il presidente ucraino Volodymyr Zelensky, che ha difeso il gesto dell’atleta. «Questa verità non può essere considerata scomoda, fuori luogo o liquidata come un atto politico durante una competizione sportiva», ha dichiarato, definendo il casco un forte richiamo al costo umano della guerra e al ruolo del movimento olimpico nella promozione della pace e della vita.