L’argomento tiene banco

Per quanto provi a smorzare le polemiche, il «caso Dubai» continua a inseguire Guido Crosetto. Il fine settimana negli Emirati, definito in parte privato e in parte istituzionale, ha aperto un fronte politico che non si è ancora chiuso: opposizioni all’attacco, interrogativi sulle procedure, dubbi sulla trasparenza.

Il ministro respinge l’idea di un gelo con la premier. «È stato scritto che è stata fredda, ma è una falsità totale. L’ha sentita in tv? Ha detto che non ho mai smesso di lavorare». E nega tensioni personali: «Ci parlo in continuazione e i rapporti sono ottimi. Nessuno può dire che fosse furibonda con me, perché non lo era per nulla».

Il cuore della controversia non è solo politico ma anche procedurale. Si discute del volo di Stato utilizzato per rientrare in Italia — che Crosetto sostiene di aver pagato «tre volte il costo del biglietto» — e soprattutto della mancata informazione preventiva alla Farnesina e, secondo quanto emerso, ai servizi. Una scelta che solleva interrogativi in un momento di forte instabilità internazionale.

Il ministro rivendica coerenza: «Non ho mai cambiato versione, né quando ho scritto il primo post su X, né in Parlamento». E nega interessi personali negli Emirati: «Non ho alcun interesse a Dubai».

Resta poi il tema della sicurezza. Perché l’arrivo senza scorta? «Da tre anni non viaggio mai con la scorta quando sono con la famiglia, mai». Una prassi che oggi viene riletta alla luce della tensione regionale, con l’Iran al centro di un’escalation che coinvolge Israele e Stati Uniti.

Crosetto prova a spostare il baricentro della discussione. «Siamo sull’orlo del baratro e parliamo di un mio viaggio privato? Non avete idea di cosa sto facendo e dei rischi reali che viviamo». E ancora: «Ciò che faccio non sempre può essere detto».

Alla domanda sul perché si trovasse a Dubai proprio alla vigilia dell’operazione militare contro Teheran, la risposta resta essenziale: «Vacanze, punto». Una spiegazione che lo stesso ministro ha poi riconosciuto come politicamente inopportuna, arrivando ad ammettere di aver «sbagliato come ministro».

Nel frattempo l’agenda istituzionale prosegue. A Belgrado l’incontro con il presidente serbo Aleksandar Vucic è servito a discutere cooperazione militare, allargamento europeo e stabilità regionale. «Le minacce sono sempre più imprevedibili, con un elevato rischio di estensione dei conflitti».

Sulla crisi mediorientale Crosetto sceglie la prudenza: «Qualcuno deve sempre tenere un canale aperto con tutti». Un messaggio che riflette l’ambizione italiana di mantenere un ruolo di interlocutore trasversale, anche se le opposizioni mettono in dubbio la reale capacità di influenza del governo.

La vicenda Dubai, insomma, resta sullo sfondo di uno scenario globale che si fa più instabile. Ma è proprio quel viaggio, privato o meno, ad aver trasformato un fine settimana all’estero in un caso politico ancora aperto.