Sessant’anni di musica, canzoni e legame col pubblico. I Pooh hanno portato tutto questo sul palco della Reggia di Caserta. Nell’ambito della rassegna musicale “Un’estate da BelvedeRe, promossa da Massimo Vecchione, la band più longeva d’Italia ha regalato nella serata del 9 settembre, un vero esempio di concerto da star. Quaranta canzoni divise in blocco; spazio per ogni artista del gruppo; racconto umano; suoni fantasmagorici, ma soprattutto voci che sono potenti strumenti che fanno diventare intorno l’aria elettrica, sono stati il regalo più bello per tutti i “figli dei Pooh”, allevati con note che hanno educato l’anima italiana alla buona musica.

I Pooh sono saliti sul palco e la Reggia si è illuminata due volte. Roby Facchinetti, Dodi Battaglia, Red Canzian, Riccardo Fogli si sono spesi con sentimento, in concerto. Con loro, nel ricordo più volte pronunciato sul palco, ci sono stati anche Stefano D’Orazio e Valerio Negrini.

LE CANZONI CHE SONO DIVENTATE ITALIA

Ieri sera alla Reggia non è stata eseguita una scaletta. È stato divulgato, intonato e ricordato, un patrimonio cantato a squarciagola.

I Pooh sono partiti con “Amici per sempre”, che non è una canzone, è un patto di sangue tra di loro e con noi.

Il pubblico è esploso con “Piccola Katy”, il 45 giri del 1968 che li ha fatti conoscere a tutti. Poi il brivido di “Tanta voglia di lei”, la prima grande ballata che ha insegnato agli italiani a dirsi addio con eleganza. E ancora: “Pensiero”, “Noi due nel mondo e nell’anima”, “Parsifal”, il loro capolavoro prog, “Chi fermerà la musica”, che ieri sera sembrava scritta apposta per Caserta.

Tutte cantate e sussurrate da un pubblico giunto per attestare che i Pooh nelle loro vite ci sono sempre stati.

I FERMENTI, LA SPERIMENTAZIONE

Il grande errore è pensare che i Pooh siano solo “quelli romantici”. Ieri sera l’hanno ricordato con un momento di quasi 10 minuti di pura sperimentazione sonora.

Sono stati la prima band italiana a portare il Moog e il Mellotron sul palco. I primi a fare un’opera rock in Italia con Parsifal. I primi a mescolare sinfonico e pop, a suonare con grandi orchestre quando gli altri avevano ancora due chitarre scordate.

Quel tappeto di suoni, quegli switch improvvisi, quei cambi di tempo ieri alla Reggia, hanno rappresentato il loro lato più coraggioso. Quello che li ha tenuti vivi 60 anni mentre gli altri si scioglievano.

PERCHÉ I POOH SONO PIETRA MILIARE

I Pooh sono nati a Bologna, ma in questa terra, al Sud, sono cresciuti più che altrove. Perché hanno sempre avuto un rapporto viscerale con il pubblico meridionale, che li ha amati in modo totale, senza snobismi.

Sono l’unica band italiana che ha venduto oltre 100 milioni di dischi senza mai fare un reality, senza mai litigare in pubblico, senza mai rinnegarsi.

Sono una pietra miliare innovatrice e potente perché hanno dimostrato che si può essere popolari e colti, melodici e sperimentali, romantici e rock.

“Non è un miracolo questo che vedete qui davanti a voi? Quattro persone diverse che si sono messe assieme e hanno conservato questo dono per tanti anni”, ha ripetuto Roby.

Sì, Roby. È un miracolo. E ieri sera, sotto la Reggia di Caserta, con migliaia di luci accese e la voce di tutta Caserta che cantava “Dammi solo un minuto”, quel miracolo è diventato di nuovo realtà.

Un’estate da BelvedeRe ieri ha confermato una grande lezione: la musica vera non passa mai.