Quando capita di ascoltare interviste come quella di Paolo Kessisoglu, la metà del tuo Luca e Paolo, al BSNT di Gianluca Gazzoli, lì a dire che lui è legatissimo al suo socio, ma con il suo socio non condivide praticamente nulla della vita privata, perfetta coppia di fronte al pubblico, affatto amici nella vita di tutti i giorni, tendiamo a rimanerci male. Un po’ come quando scopriamo, che so?, che alcuni dei protagonisti delle nostre serie TV preferite non sono affatto simili ai personaggi che interpretano, prima che arrivasse la cultura woke capitava di seguire per anni incredibili storie d’amore tra personaggi i cui interpreti scoprivamo poi essere di altro orientamento sessuale, per dire. Con la musica, forse, è anche peggio. Perché la musica è indubbiamente la forma d’arte più immediata, quella che non ha bisogno di una determinata cultura e preparazione per essere fruita, parlo ovviamente della musica di intrattenimento, prova ne è che ci appassioniamo anche di canzoni e artisti dei quali, oggettivamente, ci dovremmo in realtà vergognare, lì scoprire che la storia di una canzone non corrisponde esattamente al vissuto di chi la canta, o che un duetto non è esternazione di un sentimento reale, diventa quasi un atto di blasfemia. Certo, esistono casi dichiarati, Piazza San Marco di Annalisa e Marco Mengoni non è certo una canzone che parla di loro due, ma probabilmente quasi nessuna delle ultime canzoni di Annalisa parla di Annalisa, e l’essere dichiaratamente la storia di qualcun altro è comunque una ragione sufficiente per perdonare entrambi.
Lo so, so che avendo messo nel titolo i Modà, quindi Kekko, che dei Modà è leader e autore delle canzoni, e Bianca Atzei, e avendo loro da poco pubblicato una canzone che si intitola “Ti amo ma non posso dirlo”, e avendo io iniziato questo pezzo parlando della perfetta adesione (o assenza di adesione) tra opera e biografia dell’artista la faccenda potrebbe farsi piccante. Lo so e, confesso, ci ho anche giocato un po’ sopra, che son giorni di festa e nei giorni di festa la gente si distrae facilmente, presa dagli ultimi regali, dal preparare il menu del cenone della vigilia o di quello del pranzo di Natale. In realtà è d’altro che sto parlando e sto andando a parlare. Perché la storia di questo singolo, che, giuro, ho in testa da che l’ho sentito qualche tempo fa, è altra. E in effetti nel giochino di detto e non detto che ho praticato fin qui, buone feste a voi e famiglia, ero stato estremamente sincero sin dall’inizio, qui si sarebbe parlato di amicizia (o di assenza di amicizia).
Perché “Ti amo ma non posso dirlo” è una grande canzone pop, è indubbio, ma è soprattutto una canzone d’amore, la storia inedita di due amici che non si sono detti di provare reciprocamente un sentimento diverso, intimoriti che il loro dichiararsi avrebbe potuto compromettere appunto quel sentimento d’amicizia fortissimo, una grande canzone d’amore pop che nasconde in realtà una grande storia d’amicizia e stima. Amicizia e stima, stop, per lasciare fuori ogni ambiguità e per mettere al centro della scena i giusti ingredienti.
Kekko ha vissuto un periodo direi sufficientemente oscuro. Essendo un artista non l’ha nascosto, anzi, ne ha fatto canzone e non si è sottratto a una esposizione pubblica che potesse magari giovare a chi si trova, si sia trovato o si troverà, a vivere le medesime situazioni. Ne è uscito fuori, a fatica, come succede in questi casi, in questi casi che finiscono bene, e ha vissuto un 2025 decisamente importante coi suoi amici e sodali dei Modà. Ha cominciato a Sanremo, in un Festival che è stato magari sì una delusione, quel vergognoso, non per loro, ultimo posto nelle votazioni della Sala Stampa e delle radio e tv, chiara vendetta stupida per il loro non aver fatto promozione e rilasciato interviste durante i cinque giorni della kermesse, causa frattura di due costole di Kekko, ricorderete. Una macchia nella storia della Sala Stampa, non fosse la Sala Stampa di Sanremo già di suo luogo assai macchiato, ricorderete tutti gli sberleffi a Ultimo, cui seguì un noto sbrocco che ancora oggi porta strascichi durante i suoi live, o i balletti indegni dei soliti noti per la mancata vittoria de Il Volo, soliti noti che poi di fronte ai tre ragazzi del Il Volo si genuflettono, alla presenza del loro promoter, perché come diceva Don Abbondio “il coraggio, se uno non ce l’ha, mica se lo può dare”. Un ultimo posto contrapposto a un quinto nella classifica del pubblico da casa, e da un grandioso concerto a San Siro durante l’estate, seguito da un altrettanto grandioso tour nei palasport in autunno. Ecco, il tour. Questa faccenda dei tour andrebbe sottolineata, non fosse che qui si sta parlando di amicizia. Perché il concerto dei Modà a San Siro è stato un grande successo di pubblico, ma di pubblico vero. Niente sfarzi, non erano necessari, in fase di promozione prima. Niente biglietti regalati all’Esselunga o lunghe liste di accrediti. Gente che ama i Modà che si è comprata il biglietto e quindi si è recata al concerto per cantare le canzoni insieme alla band. Punto. Questo a San Siro, prima, e in giro per i palasport dell’Italia, poi, Milano compresa, per ben due volte, al Forum. Un grande successo di pubblico, quello poco interessato a quelle dinamiche piccine di chi si vuole “vendicare” per una mancata intervista. E arriviamo però al punto. Ne avevo parlato, quando sono andato a vederli al Forum, settimane fa. Ospite del concerto era stata Bianca Atzei, in passato accomunata ai Modà per avere la medesima casa discografica, legata al network Rtl 102.5, e legata anche da una forte amicizia con Kekko. Ne aveva parlato lo stesso cantante della band sul palco, senza girarci troppo attorno. Aveva sottolineato come Bianca fosse stata ingiustamente accantonata da un sistema musica che è sussiegoso con chi è vicino ai potenti salvo poi voltargli le spalle appena quella contiguità viene meno, lui lo aveva detto con altre parole. Per questo Bianca era ospite del tour, e per questo, aveva detto Kekko, stavano lavorando assieme. Primo step di questo lavoro, la scrittura di canzoni per lei e la produzione di un prossimo album, è proprio questo nuovo singolo, a suggello di un anno particolarmente fortunato. Una canzone che parla di amicizia, ma in chiave diversa, e che è già una potenziale hit nei prossimi tour della band. Tour della band, già presentate le date estive del 2026, che vedranno proprio l’opening di Bianca Atzei. Attenzione, non una ospitata, ma l’opening, faccenda assai diversa che ora vado a spiegare. Madame che sale sul palco di Marracash, medesimo mamagement, è una ospitata. Un atto d’amicizia, vallo a sapere, e sicuramente una mossa strategica messa su dalla valente manager Paola Zukar. Affidare a un’artista l’opening del tour significa darle circa tre quarti d’ora di set prima del proprio concerto tutte le sere, con relativo cachet, ma questi sono discorsi piccini e inutili, ma soprattutto con uno spazio importante, dichiarato, messaggio in codice per gli addetti ai lavori, ma anche gesto chiaro per il proprio vasto pubblico, Bianca è una di noi. Un gesto d’amicizia vero, che evidentemente mette in campo l’affetto, ma che si basa con solidità sulla stima. Perché per quanto tu possa essere amico di qualcuno, se mancasse la stima col cavolo che gli affideresti tre quarti d’ora di fronte al tuo pubblico tutte le sere. E col cavolo che gli affideresti le tue canzoni, scritte per lei, e a lei affidate. Ma Kekko ben sa, e lo so anche io, che ai tempi su questo ho scherzato con Bianca, quando anche io ero entrato nel giro di Rtl 102,5, Bianca è davvero stata la principessa nella torre. Quando nel 2017 sono stato L’Anticonformista per il network di Lorenzo Suraci al Festival di Sanremo, ospite in tutte le trasmissioni e protagonista con Pio e Amedeo del programma di prima serata, che vedeva ospiti al mio fianco tutti i cantanti in gara, a Bianca avevo fatto fare un giochino che scherzava sul fatto che nelle sue canzoni si parlasse spesso di meteorologia. Lei alla lavagna, come fosse un Bernacca al femminile, a leggere pezzi dei suoi testi. Era un modo per scherzare su chi, in qualche modo, veniva considerata intoccabile in quanto artista di Suraci, ma al tempo stesso era anche considerata trasparente, volatile, di cui si parlava bene perché non si poteva fare altrimenti. In realtà Bianca Atzei, lo dicevo proprio nel pezzo dove raccontavo il concerto del Forum, richiamando l’attenzione di Carlo Conti in vista del prossimo Sanremo, ha una grande voce, calda e originale, ma starsene come Rapunzel isolata da tutti non le ha affatto giovato, la vendettina dei soliti noti, che hanno smesso di parlarne non appena è scesa da quella torre ne è aspetto agghiacciante. Ora Kekko, forte di avere dalla sua il pubblico, perché questo gli ha detto, ce ne fosse bisogno, questo 2025, ha deciso di schierarsi al suo fianco, come a dire, ok, noi ci siamo, ma c’è anche Bianca, merita una nuova occasione, eccola. “Ti amo ma non posso dirlo” è un primo passo, e non dico un “piccolo passo”, come in genere si fa retoricamente in questi casi, perché è una bella canzone con un grande potenziale radiofonico, una hit. Una operazione, va detto, che trova anche stavolta Suraci al loro fianco, ma in una maniera nuova, decisamente più congeniale e meno invadente. La prova provata di un’amicizia vera, fuori e dentro il palco, in un mondo dove sembrano tutti grandissimi amici, ma dove nei fatti perdere anche solo il saluto è un attimo, basta uscire dal cono di luce dei riflettori per pochi secondi.
L’ho detto più volte, e sottolinearlo ancora una volta diventa noioso, la continguità di Kekko e dei Modà con quel mondo radiofonico è esattamente il motivo per il quale me ne sono tenuto ai tempi a debita distanza, indicando con un ghigno malefico suocera perché nuora intendesse, mica è un caso che ora son qui a parlarne, ancora una volta, dopo aver messo da parte pregiudizi e volendo anche ideologie. Spesso mi capita di sentirmi dire che parlo bene solo dei miei amici. Critica di haters che non meriterebbero risposta, perché non si deve dare da mangiare ai troll, ma alla quale invece non manco mai di rispondere sempre alla stessa maniera, io non ho fatto le scuole, non ho giocato a pallone da piccolo, non ho avuto esperienze formative con nessuno dei cantanti coi quali sono diventato amico, e dei quali mi trovo poi a scrivere bene. Perché l’amicizia che ho con alcuni dei cantanti, del resto sono amicizie nate nel posto di lavoro, come succede credo in tutti i campi, è nata prima dalla stima e solo poi da una faccenda di pelle. Non credo diventerei mai amico di qualcuno che non stimo, e Kekko, lo dico apertamente, è un mio amico. Un amico che ha un senso di amicizia molto forte, l’operazione che sta mettendo su per Bianca lo dimostra e dovrebbero tutti sottolinearlo. “Ti amo ma non posso dirlo” è solo il primo passo, e già basterebbe di suo a far capire la levatura di Bianca Atzei, Rapunzel che finalmente ha lasciato la torre nella quale è stata rinchiusa fuori dalla propria narrazione, evviva.




