Himorta reduce dal successo alle Iene ci racconta il suo mondo a colori

Himorta reduce dal successo alle Iene si racconta. Cosa emerge dall’intervista

Himorta, reduce dal suo successo alle Iene programma di Italia 1, ci racconta il suo mondo a colori
 
Coloratissima, ambiziosa e piena di valori positivi, Antonella Arpa, in arte Himorta ci racconta il suo mondo a colori fatto di cosplay, moda e valori positivi. 1 milione di follower sui social, e tanta voglia di vivere la sua vita perseguendo la libertà. Una strada fitta di successi, reduce dal programma le Iene di Italia 1, dove con il monologo sui giovani laureati ha riscosso tantissimi riscontri positivi.
In molti si chiedono da cosa deriva il tuo nome d’arte “Himorta”, ce lo racconti?
Il nome d’arte deriva dalla mia passione per i fumetti, ed è in realtà un tristissimo gioco di parole nato dieci anni fa da un personaggio di Naruto, dove c’è una donna il cui nome è Hinata, e quindi poi è nato il mio: Himorta. Nella leggerezza dei miei diciotto anni sembrava un nome carino, adesso a volte risulta un po’ imbarazzante, ma tutto sommato mi ha portato fortuna e quindi ho deciso di tenerlo.
 
Chi sognava di essere da bambina la piccola Antonella? Pensi di aver esaudito i sogni di quella bambina?
Da piccola ero una bambina particolare, volevo fare la poetessa. A tre anni dicevo ironicamente “voglio fare la poeta”. In qualche modo tutto ciò che ha a che fare con intrattenimento e comunicazione secondo me è in qualche modo poesia. L’arte è poesia, quindi in un certo senso mi piace pensare di aver realizzato questo sogno infantile.
 
Cos’è per te l’amore? Chi e cosa hai amato più di tutto nella tua vita?
L’amore per me è libertà di espressione, libertà di confidarsi senza temere il giudizio di altri, libertà di essere sé stessi. Ho sempre amato e perseguito la libertà anche inconsciamente, quando ero una piccola studentessa, rimanevo ammaliata da questi grandi uomini della storia, che lottavano per la libertà. Ho avuto sempre una grande passione per la scrittura, e ho sempre avuto questa grande passione anche per la creatività. Tutto questo si traduce in diverse scelte, ad esempio i romanzi che più mi appassionano sono i fantasy.
 
Come è capitata e com’è stata l’esperienza al programma televisivo Le iene? Che riscontro hai avuto dopo aver partecipato al programma? 
L’esperienza alle iene mi ha fatto molto riflettere. Sapevo che portavo un tema caldo, che avrebbe fatto molto discutere. Ho ricevuto centinaia di messaggi di giovani che si sono ritrovati nelle mie condizioni o peggio. Il riscontro è stato immenso. Giovani sfruttati, menti brillanti che si trovano a fare i conti con un mondo del lavoro che non aiuta i professionisti. Anche i diplomati o operai giovani, mi raccontavano di essere sottopagati e fare attraverso un contratto stage lavori che non gli spettavano. È da ricordare che il contratto stage è una modalità di lavoro dove il giovane dovrebbe imparare, ma molto spesso in realtà non avviene mai. Lo stage diviene di fatti solo un modo per avere giovani professionisti a basso costo. Mi ha toccato tra le tante storie quella di un giovane che è stato licenziato perchè si è presentato a lavoro con la barba non rasata. Viviamo davvero in un mondo che ci vuole omologati, e che pretende tanta apparenza lasciando stare la sostanza. Da questo punto di vista c’è tanto da fare, c’è molta sofferenza in quest’ambito.
 
Tra le tante tematiche che ti stanno a cuore, perché hai deciso di portare al programma le Iene proprio un monologo sul mondo del lavoro e sulla discriminazione ai danni dei giovani laureati?
Ho deciso di portare questo tema alle iene perché empatizzo molto con i giovani. In qualche maniera sono stata “salvata” dal web affermandomi in questo settore, ormai sono dieci anni, ma tanti non ce l’hanno questa possibilità e si sentono soli e sconfortati. Era giusto rappresentare tanti giovani laureati che spendono soldi e tempo per la loro formazione, e una volta terminati gli studi si ritrovano davanti ad un barato. Molti crollano in disperazione, e il mio monologo voleva essere un grido per ricordare loro che non sono soli. È difficile e dura, ma occorre provare a combattere questo sistema che prova a tutti i costi ad omologarci.
 
Oltre quello accennato nel monologo alle Iene, qual è il NO più grande e difficile che tu abbia mai detto?
Sembrerà assurdo ma io sono proprio una “people pleaser”, non riesco a dire di no, cerco di compiacere tutti. Cerco di rendere sempre tutti felici, quindi mi ci è voluto molto coraggio nel dire di no quella volta. È stata l’unica volta forse che ho detto di no, ma è stato molto gratificante. Mi reputo una fifona su questo punto di vista ma se ce l’ho fatta io, potete farcela tutti.
 
Da dove nasce la passione per il cosplay? Qual è il personaggio a cui sei più legata e perché?
La passione per il cosplay nasce grazie all’amore che ho per i fumetti. Ho sempre amato i fumetti da che ho imparato a leggere, per meglio dire, ho imparato a leggere proprio grazie a loro. Andavo ogni settimana a comprare topolino e in questo modo mi sono appassionata alla lettura. È un amore molto antico, e solamente intorno ai diciannove anni ho deciso di vestirmi come uno dei miei super eroi preferiti. È stato così bello che ho provato ad impersonare un secondo, un terzo e così via. Col tempo si è trasformata in una professione. Il mio cosplay preferito è la sirenetta, molti mi dicono che ci assomiglio parecchio forse per il colore dei capelli. Mi ci rivedo molto anche per altri aspetti, Ariel sfida la natura per amore e in qualche modo la sento molto vicina al mio essere.
0 Condivisioni

Instagram Feed

error: Il contenuto è protetto