A Venezia un’artista può fare due cose: può passare col vestito perfetto per la foto perfetta, oppure scegliere di comunicare qualcosa sfruttando il red carpet. È questo il caso di Greta Scarano, attrice e co-conduttrice insieme a Nicolas Maupas, dell’apertura e chiusura della 83esima edizione della Mostra Internazionale del Cinema di Venezia.

L’attrice romana, 39 anni, due Nastri d’Argento in bacheca per  Senza nessuna pietà e Suburra, oggi è anche regista con La vita da grandi. Ha scelto di esserci davvero a Venezia comunicando qualcosa che travalica la semplice divulgazione di un suo film. Greta, che quest’anno ha il ruolo di padrona di casa, ha deciso di sfruttare il red carpet senza lasciare da parte la realtà.

Ha scelto di sfruttare una mostra internazionale non come vetrina glamour, ma per lasciare messaggi utili che sono urgenze collettive.

Ed ha colpito tutti nella giornata di ieri, presentandosi sul carpet con abito rosso totale, diventato simbolo di un messaggio: “Non ce la faccio a restare in silenzio di fronte all’ennesimo femminicidio”.

Questa non è una frase promozionale. È una frase da donna arrabbiata. Da donna che ne ha abbastanza.

In un Lido che quest’anno è più maschile che mai – lo ha detto lei stessa: “Sono la quota femminile di questa Mostra, mi sento un po’ sola, c’è una grave scarsezza di donne” – Greta ha capito una cosa fondamentale: la notorietà non serve a niente se non la usi.

Molti usano Venezia per prendersi qualcosa: un contratto, una copertina, un like in più. Greta ha usato Venezia per dare qualcosa. Un messaggio. Un pugno nello stomaco a chi pensa che il tappeto rosso sia solo vanità.

È quello che il cinema dovrebbe fare da sempre: non girarsi dall’altra parte. Lo aveva già fatto firmando l’appello Venice4Palestine, che aveva spiegato chiaramente in apertura mostra: “Ho sempre preso posizione, non ho mai avuto paura di farlo”. E lo rifà ora, su un tema che in Italia è un’emergenza quotidiana: il femminicidio.

Il suo gesto non è retorica. È coerenza. Perché Greta Scarano non è mai stata solo una “madrina”. Ha voluto essere chiamata “maestra di cerimonie” proprio per questo: per togliere quell’aura di ornamento e prendersi la parola.

E la parola l’ha presa. Forte. Contro la violenza sulle donne. In un momento in cui tutti tacciono, lei no.

Alla fine, di questa Venezia 83 ricorderemo tanti film. Ma ricorderemo anche una donna in rosso che ha detto: non ce la faccio a stare in silenzio. E per una volta, il silenzio sul red carpet si è rotto davvero.