Una voce, un inno, una vita intera. Sul palco dell’Arena Flegrea di Napoli ieri sera si è assistito alla magnificenza di chi ha trasformato la caduta in canto.

La Legendary Night organizzata con l’Orchestra del Teatro San Carlo, si è trasformata per una sera in una discoteca a cielo aperto. Quella in cui un pubblico di ogni età si è acceso, ha ballato, si è commosso a suon di musica. Bambini sulle spalle dei padri, coppie di settantenni, ragazzi con il telefono in mano. Tutti erano lì, sotto le stelle, per una sola parola: SURVIVE.

Gloria Gaynor è salita sul palco e ha mostrato subito che il tempo non le ha tolto lo smalto. Nonostante la fatica dell’età, la postura era dritta, lo sguardo acceso, la voce quella di sempre: graffiata, profonda, incapace di mentire.

La forza di una voce che fa rinascere
La forza della sua voce ha cambiato tutto. Ha preso la musica da ballo e l’ha trasformata in canto di rinascita. Ogni strofa è diventata una confessione, ogni ritornello un giuramento.

Gloria non ha “solo” cantato la disco. L’ha rivoluzionata. Prima di lei la disco music era glitter, luci stroboscopiche, fuga dalla realtà. Con lei invece è diventata carne, ossa, storia. Ha messo il cuore dove prima c’era solo il beat. Ha raccontato cadute, umiliazioni, riscatti.

E Napoli l’ha capito. L’Arena Flegrea le ha riconosciuto tutto questo e di più, con una magnifica ovazione condivisa con l’eccellente esecuzione dell’Orchestra del Teatro di San Carlo. Quando l’orchestra ha abbracciato Survive con gli archi, il brano ha smesso di essere una hit per diventare sinfonia di resilienza.

Scaletta della serata – dal setlist originale
14 momenti, 14 colpi al cuore:

In concerto Gloria ha portato ritmo, tenerezza, sussurro. Lo ha fatto con i seguenti brani:

1. Goin out of my head
2. Unstoppable – La dichiarazione d’inizio.
3. Never can say goodbye
4. My First my last –
5. Talkin bout Jesus –
6. Who Am I – C – “Who am I?” La domanda che ognuno si fa a un certo punto.
7. Killing me
8. When I See You
9. After the Lovin
10. Like I’m Gonna Lose You
11. Amazing Grace  diventata Chiesa a cielo aperto.
12. Donna Summer in omaggio alla regina della disco.
13. Survive –  Qui l’Arena si è fermata. “At first I was afraid, I was petrified”. Poi migliaia di voci: “I will survive / Hey, hey”. Non era più un concerto. Era un rito di liberazione.
14. ENCORE – Can’t take my eyes off you – Chiusura a occhi negli occhi. “You’re just too good to be true”.

La consacrazione di una donna immensa
Gloria all’Arena Flegrea non ha cantato. Ha consacrato guardando il pubblico per dire in note: “Ti sei spezzato? Anch’io. Eppure eccomi qui”.

Gloria infatti, è caduta dal palco, è stata dimenticata, data per finita. Poi è tornata. Ha vinto un Grammy a 70 anni con un disco gospel. Perché la sua voce vera non è quella degli anni ‘70. È quella di chi non si arrende mai.

Ieri sera all’Arena Flegrea tutti hanno capito che SURVIVE non è il titolo di una canzone. È una promessa; la cicatrice mostrata senza vergogna.

La regina della disco non ha fatto solo musica. Ha acceso vite, tanto che ogni volta che qualcuno mette Survive a volume alto, quella donna immensa torna a consacrare un altro pezzo di umanità.