L’intervista di uno dei genitori che ha perso il figlio

Giuseppe Tamburi è uno dei genitori che ha perso il figlio 16enne nella strage di Capodanno a Crans-Montana, Giovanni, studente del liceo Righi di Bologna. Oggi l’uomo ne ha parlato a Corriere della Sera.

«Era il mio sole, io vivevo con lui e per lui anche perché è cresciuto con me. A Bologna eravamo noi due e i cani. Giovanni era un sogno, una luce, amato da tutti, empatico, presente, carino, simpatico. Andava benissimo a scuola e negli sport, giocava a calcio, a golf, andava in palestra, in moto. Diciamo che era il figlio ideale per un genitore, non avrei potuto desiderare di meglio», ricorda Giuseppe, descrivendo un ragazzo amato e pieno di vita.

L’ultima volta che l’ha visto, erano insieme a Crans per le vacanze di fine anno. «Gli ho dato i soldi per la serata dell’ultimo dell’anno e poi l’ho rivisto quando non poteva più parlarmi… Ci saremmo dovuti sentire il primo dell’anno. Qui c’erano anche la sorella e un fratello». Sapeva dove sarebbe andato: «Era uscito con gli amici, con Gregorio, erano andati a cena in un altro locale, poi a una festa all’aperto a Montana dove c’era della musica e infine al Le Constellation per chiudere il Capodanno».

Riguardo a come sia avvenuta la tragedia, il padre prova a ricostruire i momenti finali: «Sono andato a vedere mio figlio, non mi è sembrato molto bruciato, almeno in faccia. Penso che lui sia rimasto sotto e sia morto per le esalazioni del fumo. Forse ha cercato di scappare da dietro perché il fuoco aveva invaso il locale e tutti cercavano di salire. Ma è difficile capire come sia andata esattamente. Giovanni era comunque un tipo atletico, avrà fatto il possibile per mettersi in salvo ma forse era troppo tardi».

Non risparmia critiche al locale: «A prescindere dal materiale del soffitto non troppo ignifugo, quello che mi lascia sbalordito è la mancanza di un’uscita di sicurezza. O meglio, c’era solo una porticina chiusa. Sarebbe bastato che chi ha fatto i controlli imponesse di allagarla per farla diventare una vera porta di sicurezza con l’apposita maniglia e non sarebbe morto nessuno».