È la notte del 28 dicembre 2016. Sono nella mia città natale, Ancona, e sto giocando a tombola o uno di quei giochi noiosissimi che si fanno durante le feste natalizie per far divertire i bambini. Ci sono amici in casa, oltre noi della famiglia, che già siamo parecchi. Mi arriva un messaggio su Whatsapp. Il numero da cui mi arriva non è registrato in rubrica, e la foto che lo accompagna è una immagine di Spongebob. Incuriosito lo apro. Strano ricevere un messaggio da uno sconosciuto verso le 23. Il messaggio dice di essere da parte di Gigi D’Alessio, il che lo rende ancora più strano. Io e Gigi non ci conosciamo di persona, né abbiamo mai avuto modo di interagire tra noi. Il messaggio dice che lui, Gigi, vorrebbe incontrarmi, perché mi legge sempre e condivide praticamente ogni volta quello che scrivo. Resto perplesso. Ai tempi sono la firma del sito del Fatto Quotidiano che si occupa di musica e spettacolo. Ho sostanzialmente contribuito a creare le pagine di spettacolo del sito, chiamato da Peter Gomez a farlo. Il periodo è anche piuttosto più strano del solito, perché per una serie di miei articoli piuttosto corrosivi, assolutamente antisistema e che hanno messo in evidenza delle storture del mondo della musica, ho da poco saputo che al prossimo Festival di Sanremo, previsto come sempre a inizio Gennaio 2017, dovrei essere la voce di tutti i programmi di RTL 102,5, “L’Anticonformista” il modo con cui vengo già presentato negli spot del principale network radiofonico italiano. Oltre a prendere parte come ospite a tutti i programmi, sarò il titolare con Pio e Amedeo del programma serale, con i cantanti in gara che verranno ospiti nella villetta che ho affittato per il mio format, Monina Against the Machine, da subito dopo Sanremo titolo del mio programma serale nella medesima rete. Durante il giorno, quando non sarò negli studi di RTL 201,5 ospitati nelle vetrine dell’Oviesse, di fianco all’Ariston, sarò in giro su un van nero da dodici posti trasformato per l’occasione in studio televisivo, con la mia faccia e la scritta Monina Against the Machine sulle fiancate. Ci saliranno praticamente tutti i cantanti in gara. Insomma, tanta roba. Non basta, per il secondo anno sarò parte del cast del DopoFestival di Nicola Savino e della Gialappa’s, la loro idea di azzerare il solito giro di vecchi tromboni reiterato anche per la nuova stagione. Ultimo tassello, poi passo oltre, proprio in virtù di questo essere al momento al centro dell’attenzione mediatica proprio durante il prossimo Festival verrò insignito del premio Dietro Le Quinte dedicato a chi si occupa di musica per il web, titolo: Mr Blogger. Un premio pensato da Mario Maffucci, il famoso e solo “capostruttura Rai” e dagli altri giurati, tutti quei vecchi tromboni che al DopoFestival sono andato a sostituire, e che in qualche modo è un riconoscimento al mio essermi messo in evidenza in quel breve lasso di tempo che è passato da quando ho deciso di riprendere a scrivere di musica quotidianamente, nell’agosto del 2014.

Leggo il messaggio di Gigi a voce alta, per capire dai presenti lì in casa, cosa ne pensino. Proprio in quelle settimane a Le Iene stanno facendo uno scherzo telefonico, andando, prima vittima Red Ronnie. Avendo lui più volte attaccato i talent, le Iene hanno deciso di trarlo in inganno proponendogli di andare a fare il giudice a X Factor, per vedere se in effetti la sua posizione è così solida. Red accetta in pochi secondi, facendo non esattamente una bella figura. Subito penso di essere vittima di uno scherzo del programma di Parenti. Non per egoriferimento, che comunque, visto il periodo e visto il fatto che tutto sta accadendo a me che ho quasi cinquant’anni, sarebbe comunque comprensibile, quanto piuttosto perché mi è stato detto che potrei essere uno dei prossimi a essere preso di mira dalle Iene, proprio per questo mio essere al momento così appariscente. Sono sicuramente le Iene, confermano mia moglie e gli altri presenti, lì a sgranocchiare Torroncini e mangiare fette di Pandoro. Quindi non rispondo. Mi resta però il dubbio, anche se la serata prosegue tra un sette e mezzo e un domino.

La mattina dopo rileggo il messaggio, sempre non rispondendo. Faccio però una cosa che mi sembra logica, chiedo a amici cantanti se hanno il numero di Gigi, così da poter fare un confronto. Gigi sta per tenere la prima serata dell’ultimo dell’anno per Canale 5 da Civitanova Marche, a pochi chilometri da Ancona, scelta fatta per attirare l’attenzione su una zona devastata dal terremoto identificato da tutti come il “terremoto di Amatrice”, potrei addirittura andarlo a salutare. Ma non è lui, mi ripeto in attesa di risposte, saranno sicuramente le Iene. Nessuno ha il suo numero, almeno tra i miei amici stretti, non andrei certo a chiedere il numero di un collega a qualcuno di cui ho il numero ma col quale non ho confidenza, quindi, contravvenendo a quanto stabilito quel 28 sera, rispondo, in maniera neutra, così da non essere perculabile. Ancora non esistono i vocali, quindi tocca fidarsi di parole scritte da un profilo che ha Spongebob come immagine e la scritta “sono a lavoro” come stato.

La faccio breve, era davvero Gigi. Le Iene mi hanno graziato. Gigi mi scrive passaggi dei miei articoli, dimostrando quel che non serviva, cioè che in effetti mi legge, e la cosa mi incuriosisce. Mi lancia anche una sfida, non sfacciata, dice che secondo lui, ma potrebbe sbagliarsi, io non ho mai ascoltato con troppa attenzione la sua musica, di qui il mio non occuparmene. Lo dice non per arroganza, ma perché sa di essere in genere oggetto di un pregiudizio, e pensando che io abbia una mia cultura musicale, si stupisce del mio non aver mai scritto di lui. Sia mai che non accetto una sfida, per altro una sfida che parte da un dato di fatto: ho un pregiudizio nei suoi confronti, non l’ho mai ascoltato con attenzione, dove per ascoltare con attenzione significa ascoltare per ascoltare, cioè non mentre una canzone passa per caso in radio o in tv, quindi un sottofondo. Resto stupito. Lo ascolto e capisco che non avevo capito. Approfondisco, anche perché nel mentre, come fossimo in altre epoche, ci scriviamo spesso, dandoci appuntamento a Sanremo, dove lui sarà in gara con la canzone La prima stella. Continuo a non scriverne, perché in fondo so che su di lui ci sono pregiudizi condivisi, e nonostante io sia un outsider che si è messo in evidenza proprio per essere sempre andato controcorrente, non sono ancora sicuro che sia il caso di esporsi.

Arriva il giorno degli ascolti dei brani in gara al Festival, nella storica sede Rai di Corso Sempione, a Milano. Sono invitati giornalisti e critici musicali, i principali giornalisti e critici musicali, al cospetto del presentatore del Festival. Si ascoltano i brani, con la possibilità poi di scriverne, quasi sempre sotto forma di pagelle, poche ore dopo. Da anni non faccio più pagelle, in quel contesto, perché queste finiscono poi per dare modo ai bookmaker di fare le quote per le scommesse, e io, personalmente, non lavoro gratis per i bookmaker. Di più, anche in virtù di quanto è avvenuto negli ultimi anni, la sconfitta di Geolier su Angelina Mango, Geolier che aveva come ospite la sera dei duetti proprio Gigi D’Alessio, per altro, e altre cosucce del genere, tutte rivendicate con orgoglio piuttosto goffo dai soloni della Sala Stampa, che proprio da quel 2017 mi guardo bene dal frequentare, ho iniziato a sottolineare come dare in mano a chi poi influenzerà il voto, essendo la Sala Stampa una delle realtà che decide chi vince il Festival, prima di stabilire coi propri voti le quote, è un controsenso, oltre che un chiaro conflitto di interessi. Mi è stato risposto che la Sala Stampa non è una sola persona, e allora mi sfugge perché rivendicare di aver fatto vincere Tizio o Caio. Va beh. Sono alla sede Rai di Corso Sempione, Carlo conti illustra i brani, noi ascoltiamo e prendiamo appunti, qualche tecnico in camice bianco a far partire gli ascolti. Ascolto il brano, lo trovo armonicamente assai ricco, come avevo scoperto essere buona parte delle composizioni del cantautore napoletano. Il testo è intenso, parla della mamma morta quando era in giovane età, la prima stella che compare in cielo ogni sera, appunto. Al termine del brano succede una cosa che mi lascia spiazzato, parte dell’uditorio, ripeto tutti giornalisti o critici musicali, ride. Come se fosse un brano comico, invece che una intensa canzone che tira in ballo affetti veri. Resto basito, e il giorno dopo ne scrivo, nelle pagelle. Da lì, esattamente da quel giorno, nasce un’amicizia. Partita dal rispetto reciproco, indubbiamente, e poi, altrettanto ovviamente, passata alla simpatia umana reciproca. Di persona ci conosciamo la prima sera del Festival di Sanremo 2017. Io sto partendo con il programma in diretta su RTL 102,5, condotto da Cologno Monzese dalle voci storiche di Gigio D’Ambrosio e Laura Ghislandi, e condotto da Sanremo da me, padrone di casa della villetta dove i cantanti in gara si susseguiranno durante le varie serate. Ospiti d’onore Pio e Amedeo. Io so chi sono, nel senso che ne ho sentito parlare, ho forse visto qualcosa alle Iene, ma non li conosco benissimo. Ho fatto con loro una riunione, nella sede di RTL 102,5, dove erano stati particolarmente educati e impiegatizi, al cospetto del patron Lorenzo Suraci. Sul divano che ospiterà i cantanti ci sono io e Francesco Baccini, che mi è venuto a trovare già dal pomeriggio. Primo ospite è proprio Gigi, che fino a quel momento ho sentito al telefono più e più volte, e col quale mi sono molto scritto, ma non ho mai incontrato vis a vis. Ci abbracciamo, a beneficio di camera. Si sta per accomodare, quando gli dico che in collegamento ci sono Gigio, Laura e Pio e Amedeo. Gigi si ferma, sorpreso. E dice questo. Anzi no, piccola premessa, necessaria. Faccio un lavoro strano, lo so. Scrivo, e scrivo di musica, ma parlo in radio, in tv, faccio adesso podcast, sto su palchi in giro per i teatri, scrivo libri. Se provo a spiegarlo a chicchessia fatico, perché non so esattamente come descrivermi. Tendo a dire che sono uno scrittore. O un critico musicale. Ma so che non rende affatto l’idea, specie se lo dico a chi mi ha conosciuto vedendomi o sentendomi. Mia madre, di conseguenza, ha sempre faticato a spiegarlo alle sue sorelle, in famiglia sette sorelle e un fratello. Quella era l’occasione buona per spiegarlo, le ho detto. Falle sintonizzare tutte sul canale 39 del Digitale Terrestre, mi vedranno in tv e capiranno. Torno a quel momento. Gigi ha appena scoperto che in collegamento ci sono Gigio e Laura di RTL 102,5, ma anche Pio e Amedeo, che scopro già conosce di persona. Infatti è a loro che si rivolge, dopo aver salutato i due speaker, e dice ciò, “Pio, Amedeo che bello. Ciao. A proposito, sapete chi vi saluta…”. Domanda lasciata sospesa, cui i due rispondono all’unisono: “No”. “Stucazz’” prosegue Gigi, strappando a tutti una fragorosa risata, e raggelandomi il sangue. Prima di partire, infatti, Angelo Baiguini, che di RTL 102,5 era, e immagino ancora sia, direttore, mi ha raccomandato di usare un linguaggio adeguato, diverso cioè da come scrivo, sottintendeva. Niente parolacce, niente polemiche. Iniziamo con un “Sai chi ti saluta? Stocazzo.” che temo ci sarà fatale. In realtà no. E da quel momento Pio e Amedeo diventeranno Pio e Amedeo, e faranno questa gag con tutti, anche con la Fiorella Mannoia lì pronta a vincere con Che sia benedetta, salvo poi perdere all’ultimo contro Gabbani e la sua Occidentalis Karma. Una cosa nata lì e che travalicherà i confini del programma, finendo dentro il DopoFestival, quando la Cortellesi lo dirà a Nicola Savino, e addirittura diventerà virale proprio grazie al soluto Gigi D’Alessio. Succede questo, Carlo Conti ha messo le eliminazioni per i cantanti in gara. Una roba brutta, umanamente, utile immagino per l’audience. A farne le spese, sarà un caso, tutti gli artisti che sono passati a SoundReef, Siae è pur sempre un partner del Festival. Gigi è tra questi. Per celebrare la cosa decide di fare un video, che condivide sui social. C’è lui, Anna Tatangelo, all’epoca la sua compagna, il maestro Pennino e tutto il suo entourage. Gigi parla in camera, e dice di non stare lì a prendersela a male per l’eliminazione. “Anzi,” dice, “sapete chi c’è rimasto male?”, ecco il maestro Adriano Pennino che con le bacchette batte il tempo, e tutti in coro a rispondere “Stocazzo”.

Racconto questo, che il punto di partenza di un’amicizia che è proseguita nel tempo, ma di aneddoti ne potrei davvero raccontare tanti, come in un’amicizia è normale che sia, non per flexare, lavoro coi cantanti, direi che è normale che tra i cantanti abbia alcuni dei miei più cari amici, ma per sottolineare come sia un’amicizia nata dalla stima. Perché io e Gigi non siamo cresciuti insieme. Non ci siamo cioè conosciuti in quella parte della vita dove ci si lega a partire solo dalla simpatia, dalla pelle. Ci siamo conosciuti per quel che facevamo e su quello è stato costruito un rapporto che mi ha portato a scusarmi per i miei preconcetti, ma andando anche oltre. Anni fa, prima del Covid, quando il Premio Lunezia mi ha chiesto di indicare chi avrei voluto premiare per il testo di una canzone che ritenevo particolarmente bello e letterariamente importante, ho indicato proprio lui, in genere piuttosto lontano da questo tipo di contesti, Mentre a vita se ne va il titolo del brano. L’ho difeso quanto pensavo andasse difeso, conscio di quelle ipocrite risate, e l’ho avuto al mio fianco quando gli ho chiesto di esserci, che si trattasse del mio crowdfunding Monina Sì vs Monina No, dove ha messo in dono una sua chitarra autografata, o di leggere al mio reading monstre Rock Down- Altri cento di questi giorni, nell’aprile 2022, settantadue ore e quindici minuti di letture pubbliche, lui a leggere per mezzora le pagine del mio diario dedicate alla morte di Maradona, giuro scelta casuale dovuta all’ordine col quale si era iscritto nel calendario dei lettori. Ho approfondito il suo repertorio, quello passato, di prima che diventasse famoso, quello in fieri, e quello contemporaneo, quasi sempre ascoltato un po’ prima che uscisse, per avere un mio parere a riguardo (ora sì che sto flexando). Ho visto in lui non solo un gran musicista, la sua cover de L’immensità in 5/4 esibita proprio in quel Sanremo 2017 ne è prova provata, ma anche un grande compositore, capace di scrive hit potenti e a pronto uso come brani profondi che toccano le corde più nascoste dei sentimenti, ovviamente a me piacciono più queste ultime. Un artista che col tempo è passato dall’essere uno eliminato ingiustamente a Sanremo a uno che, con la sua ospitata, poteva portare alla vittoria Geolier, nel 2024, uno che poi si è sparato negli ultimi tre anni qualcosa come due stadi Maradona e una quindicina buona di concerti a pagamento in Piazza del Plebiscito, oltre concerti sold out, veri, in tutta Italia, omaggiato da tutti i rapper napoletani come un fratello maggiore, o forse uno zio, in Buongiorno, e capace di avere al suo fianco qualsiasi artista voglia, dalla Elodie presente in due brani di Fra, con lei anche Ernia, Geolier, Clementino e Alessandra Amoroso, o come in quest’ultimo lavoro, Nuje, questo pezzo sta qui a invitarvi a andarlo a sentire, Khaled e Jovanotti nella già edita Diamanti e oro. Uno, in sostanza, che in questa fase che lui non riconosce per modestia come la fase della maturità, è in grado di tirare fuori un gran disco, dove la world music trova asilo di fianco ai suoni della contemporaneità, come a quelli che si rifanno alla tradizione classica partenopea, incontrando grande successo di pubblico oltre che di critica. Sì, la critica, oggi presente in grande spolvero alla sua presentazione, dove ha raccontato di come Nuje sia in realtà la fotografia di questo periodo della sua vita, periodo di grandi concerti e programmi tv, proprio oggi andrà in onda la seconda puntata del programma con Vanessa Incontrada su Canale 5, quindi un disco che parla di quel che gira intorno oggi, la costante ricerca di apparire invece che di essere, le fake news che si esprimono anche nei post sui social, la separazione vissuta come momento doloroso da non prendere sottogamba, l’amore, immancabile. Un lavoro dove appunto possiamo trovare Jovanotti, che ha scritto le sue barre nottetempo, dopo aver ricevuto su Whatsapp la base del brano, con la proposta di una collaborazione, come il brano dedicato a Filomena Marturano, ispirata da una telefonata di Vincenzo Mollica che gli chiedeva una canzone su Eduardo De Filippo. Un grande disco, dove la musica è musica, quindi con tutte le sue potenzialità, armonia, melodia, tanta melodia, ritmo e dinamica, e dove gli strumenti sono strumenti e la voce è la voce. Anche il cuore è il cuore, e con Gigi non può che essere così. Per dire, prima dell’inizio dell’incontro con la stampa, mentre coraggiosamente provava un caffè milanese al catering predisposto dalla Sony, Gigi ha ben visto di prendere me da una parte e Ferdinando Salzano dall’altra, sì, quel Ferdinando Salzano lì, patron di Friends and Partners verso cui in passato ho avuto modo di rivolgere tante mie attenzioni in inchieste che hanno fatto il giro delle case, anche grazie a Pinuccio di Striscia la Notizia, e dichiarare pubblicamente che in quel momento stava vestendo i panni di Donald Trump nel tentativo di far fare pace a Putin e Zelesky, tutti e tre stretti in un abbraccio, io e Ferdinando un po’ imbarazzati a dire che è da tanto che abbiamo seppellito l’ascia di guerra. Quando finito l’incontro gli ho detto “Ci hai tirato un bello scherzo,” Gigi ha risposto “Ci ho pensato stamattina quando mi sono alzato che dovevo fare qualcosa,” dopo come fai a non volergli bene. E se qualcuno mai, qualcuno che come certa stampa in passato era usa fare, di gettare i suoi dischi senza neanche averli tolti dal cellophane, lo ha raccontato lui stessi, dovesse mai pensare che io scrivo bene di lui in virtù di questa amicizia, beh, sappia che semmai è vero il contrario, che questa amicizia è nata proprio dalla sua musica, e dalla sua richiesta che la ascoltassi senza paraocchi, sfida lanciata e da me accettata, fortunatamente. Nuje è l’ennesimo capitolo di una carriera che forse mai come oggi è incredibilmente a fuoco, si tratti di sperimentare con sonorità contemporanee, di affondare le mani nella terra alla ricerca di radici, di scrivere hit radiofoniche come canzoni destinate a rimanere nel tempo. Magari non il disco della maturità, voglio credergli, perché maturo lo è da tempo e probabilmente il prossimo sarà altrettanto a fuoco, ma comunque un disco che merita di essere ascoltato, ora, e poi ascoltato anche dal vivo. Per essere partito tutto da un messaggio notturno mandato da un profilo Whatsapp con su una immagine di Spongebob direi che di strada ne abbiamo fatta, e ancora ne avremo da fare.