Per la difesa di Alberto Stasi, per i pm e per i loro consulenti, uno dei profili genetici rilevati sotto le unghie di Chiara Poggi sarebbe riconducibile ad Andrea Sempio, oggi unico indagato (in concorso) nella nuova inchiesta.
Diversa la posizione dei legali di Sempio e della famiglia Poggi.
Se il dna che ha riaperto il fascicolo a carico dello storico amico di Marco Poggi sarà considerato utilizzabile, verrà sottoposto a confronto nell’ambito dell’incidente probatorio in corso. L’avvocato Francesco Compagna, legale del fratello della vittima, ha precisato che durante l’udienza «sono stati esposti gli esiti dei primi lavori sul dna». Si tratta di un dna che, a suo avviso, «non era attribuibile, non c’era nessun elemento, ci sono dei dati probatori reali. Stiamo dando l’impressione agli italiani che non esistono le scienze forensi, che ognuno può fare una relazione».
I periti nominati dal giudice hanno ottenuto una proroga di 70 giorni, fino al 18 dicembre, per completare le analisi.
Resta esclusa dall’incidente probatorio la cosiddetta “impronta 33”, individuata sulle scale che conducono al seminterrato della villetta dei Poggi e attribuita dagli inquirenti a Sempio.
L’avvocato Compagna ha dichiarato: «Abbiamo insistito ancora una volta per chiedere che si accertasse la verità sull’impronta 33 che per noi non è attribuibile a Sempio». E ha aggiunto: «Questo è motivo di grande amarezza, perché ci aspettavamo che l’incidente probatorio fosse il momento del chiarimento. Invece il paradosso è che si vanno ad analizzare delle impronte che sono totalmente irrilevanti e quella che si ritiene essere rilevante non viene analizzata perché ciascuno si vuole tenere nel cassetto la propria consulenza e impugnarla».