Nuova fase del processo

Con la chiusura dell’incidente probatorio, l’inchiesta su Andrea Sempio entra in una nuova fase. Gli inquirenti ripartono dagli esiti delle analisi scientifiche che la giudice Daniela Garlaschelli, davanti alla quale si è svolta ieri l’ultima udienza, trasmetterà ai pm della Procura di Pavia, guidati da Fabio Napoleone. Proprio la Procura aveva formulato i quesiti a cui ha risposto la perita Denise Albani, autrice di un elaborato di circa novanta pagine.

Nel fascicolo finiscono così le conclusioni sulla riconducibilità del Dna rinvenuto sulle unghie di Chiara Poggi al ramo paterno di Andrea Sempio, ma anche le numerose “criticità” evidenziate dalla perizia: una traccia definita “parziale, mista e non consolidata” e il dubbio, tutt’altro che secondario, sulla sua origine, se da contatto diretto o mediato da un oggetto.

Elementi che si aggiungono agli altri reperti analizzati, a partire dalla spazzatura sequestrata, dove è stato individuato il Dna di Alberto Stasi sulla cannuccia di un brick di Estathé.

Gli investigatori dovranno ora valutare l’insieme di questi risultati, frutto di accertamenti irripetibili, per decidere se chiedere il rinvio a giudizio dell’indagato e aprire la strada a un processo, oppure procedere con l’archiviazione. Un’ipotesi che, al momento, viene considerata altamente improbabile.

L’incidente probatorio si è concluso dopo circa quattro ore di udienza. Al centro del confronto tra le parti, la perizia Albani, secondo cui il profilo genetico rinvenuto sulle unghie della giovane vittima, uccisa 18 anni fa nella sua abitazione di Garlasco, è compatibile con la linea genetica maschile della famiglia Sempio. Un dato che, però, gli stessi consulenti definiscono non pienamente affidabile e che continua a prestarsi a interpretazioni divergenti.