Francesca Albanese, relatrice speciale dell’ONU per i territori palestinesi occupati, durante la presentazione al Senato di Roma del suo rapporto già illustrato ufficialmente a marzo, approfondisce la situazione in Palestina raccontando gli scenari attuali.

“In Palestina si applica una tortura collettiva, usata in modo sistematico – dichiara – Potrebbe passare alla storia come il culmine di un disegno più ampio e organizzato: la costruzione intenzionale di un contesto di sofferenza diffusa, come lo definiscono gli esperti, imposto a un’intera popolazione. Un contesto in cui il quotidiano diventa dolore pianificato, dove il tormento fisico, mentale ed esistenziale non è una conseguenza accidentale della guerra, ma lo strumento stesso”.

“Violenza a livelli nuovi dal 7 ottobre 2023”
Secondo Albanese, da ottobre 2023 l’intensità della repressione “ha raggiunto soglie diverse. L’obiettivo dichiarato è spingere la popolazione ad andarsene dalla propria terra”. Numeri alla mano: “Restano 9.000 palestinesi in detenzione, metà dei quali senza processo, trattenuti con misure ‘amministrative’. Ci sono poi 4.000 ‘scomparsi’, persone arrestate di cui si è persa ogni traccia. La violenza sessuale è diventata prassi, utilizzata come arma di umiliazione e controllo”.

Le sanzioni USA e l’appello all’Europa
Al centro dell’intervento anche le sanzioni imposte dall’amministrazione Trump nei suoi confronti. “Bisogna spingere l’Unione Europea ad attivare lo statuto di blocco contro gli effetti extraterritoriali delle sanzioni americane. Non esiste al momento un’altra strada, anche se è solo un rimedio temporaneo. Lo strumento c’è già, va esteso ai magistrati della Corte Penale Internazionale, a me e alle ONG palestinesi colpite”, ha spiegato.

“La mia famiglia ha scelto di fare ricorso alla giustizia statunitense, nonostante i costi, perché si è concretizzato ciò che non doveva accadere” ha aggiunto Albanese. “Sono stata punita per il lavoro svolto nel mio ruolo di relatrice speciale”.

“Le Nazioni Unite non mi hanno protetto”
Parole dure anche sul sistema multilaterale: “Dopo la mia sanzione, l’ONU non è riuscita a tutelarmi. Sono nel mirino ed è l’intero multilateralismo costruito in 80 anni che rischia di sgretolarsi” ha detto. “L’Italia non ha mosso nulla, l’Europa non ha mosso nulla”.

Albanese ha concluso descrivendo la sua condizione attuale: “Mi è stata tolta la possibilità di operare nello spazio pubblico, ho la stessa autonomia che avevo da minorenne”. Da qui l’appello diretto all’Europa: “Dovete interrogarvi sulla vostra sovranità. Come può accadere che provvedimenti presi da un Paese terzo abbiano effetto in Italia?”.