Richiesto un anno e otto mesi

Chiara Ferragni ha lasciato, ieri, il tribunale con un’espressione quasi di incredulità come racconta Corriere della Sera. Ha appena ascoltato la richiesta della Procura: un anno e otto mesi con la condizionale. Una possibilità che sapeva sul tavolo, ma non con questa severità. Per lei, però, più della pena conta l’idea di potersi liberare dall’etichetta — per lei insopportabile — di aver «ingannato» il proprio pubblico, quei 34 milioni di follower che la seguono ogni giorno.

L’accusa sostiene che nelle operazioni legate al pandoro Balocco e alle uova Dolci Preziosi siano stati diffusi messaggi che avrebbero «indotto i clienti a credere che acquistando i prodotti avrebbero contribuito a fare beneficenza». Secondo i pm, Ferragni avrebbe avuto un «ruolo preminente» nelle scelte comunicative e «l’ultima parola» su campagne nate insieme al suo team.

Non aiutano alcune email interne, come quella in cui Balocco scrive: «In realtà le vendite servono per pagare il vs cachet esorbitante», o le risposte vaghe che l’azienda forniva a chi chiedeva chiarimenti. Per la Procura si tratta di una truffa «ad alta diffusività», resa possibile dal rapporto di fiducia che i follower avrebbero con l’influencer, un rapporto definito tecnicamente di «minorata difesa».

La risposta di Ferragni arriva nell’udienza a porte chiuse. Non ha bisogno di leggere le frasi preparate: «Tutto quello che abbiamo fatto lo abbiamo fatto in buona fede», ribadisce. Riconosce errori di comunicazione, non una volontà ingannatoria. E si commuove quando afferma che «mai avrebbe potuto ingannare nessuno», ricordando il suo impegno sociale e i 150 mila euro donati contro la violenza sulle donne dopo Sanremo.

All’uscita si limita a poche parole, fasciata nel suo completo nero: «Sono fiduciosa, scusate ma non posso aggiungere altro».
Il suo avvocato, Iannaccone, aggiunge: «Siamo certi della sua innocenza».

La vicenda ora è nelle mani del giudice. La prossima udienza sarà il 5 dicembre.