Una prima foto dal set e subito la memoria italiana si accende sull’impresa di Mirafiori firmata Sergio Marchionne. A portarla sul grande schermo è il regista Marco Bellocchio, che ripropone la storia del salvataggio della Fiat affidata all’interpretazione di Pierfrancesco Favino.
Marchionne è stato un dirigente che, in un momento in cui la più grande fabbrica di automobili del nostro Paese sembrava destinata a spegnersi, è riuscito a rimetterla in piedi, a farla tornare a camminare, a farla confrontare con i giganti d’oltreoceano.
Lo ha fatto con metodi duri, con decisioni che hanno fatto discutere, con un modo di guidare che non lasciava spazio ai tentennamenti. Ha chiesto sacrifici. Ha chiuso reparti. Ha imposto ritmi nuovi. È questa complessità a rendere la sua vicenda così adatta al cinema, e in particolare al cinema di Bellocchio. Perché il regista non ha mai cercato figure da santificare. Ha sempre cercato persone da capire. Uomini che si muovono in una zona grigia, dove una scelta giusta per l’azienda può essere una scelta dolorosa per le persone, e viceversa.
Il titolo scelto per la pellicola è Falcon. Rimanda all’aereo privato con cui il protagonista si spostava senza sosta tra un continente e l’altro.
È l’immagine di un successo che diventa gabbia. Di un uomo che vince, ma che mentre vince si allontana da tutto: dalla famiglia, dagli affetti, da una vita normale. Un uomo che salva una macchina gigantesca, ma che alla fine viene risucchiato da quella stessa macchina.
E qui entra in gioco Favino. Negli ultimi anni, l’attore romano è diventato il volto con cui l’Italia prova a rivedersi allo specchio. Ha prestato le sue fattezze a un ex presidente del Consiglio, a un boss mafioso pentito, ora a un amministratore delegato. Tre persone diversissime, unite da un tratto comune: la solitudine del potere.
La sua forza non sta nel truccarsi per sembrare un altro. Sta nel riuscire a far sentire allo spettatore cosa si prova a stare al posto di quell’altro.
Che le riprese siano partite proprio da Mirafiori non è un particolare secondario. Mirafiori non è solo un capannone. È un simbolo. È il luogo dove per decenni si è deciso il destino di migliaia di famiglie torinesi. È il luogo dove si è scritta una parte importante della storia operaia italiana.
Tornare a filmare lì, in un edificio in fase di rifacimento, significa dire che quella storia non è chiusa.
Il film prodotto da Kavac Film, Emotion Network e Rai Cinema, in collaborazione con STLA Europe, in Italia sarà distribuito da 01 Distribution. Uscirà nel prossimo anno. Intanto l’immagine della prima foto realizzata da Riccardo Ghilardi allo storico stabilimento di Mirafiori, a Torino, nella palazzina attualmente in ristrutturazione dove è in corso la produzione del film, sembra dire tutto: lo sguardo di Favino è serio, fermo, quasi sfidante. Comunica che dietro ogni grande salvataggio c’è sempre un uomo chiamato ad ardue scelte.
Nel cast, nel ruolo di John Elkann, ci sarà il francese Louis Garrel, oltre a Benedetta Cimatti, Barbara Ronchi e Valeria Bruni Tedeschi.
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