Il racconto del giornalista
Romano, tra i giornalisti sportivi più autorevoli e seguiti sui social (con oltre 42 milioni di follower su Instagram), è ospite della terza puntata di Mamma Dilettante 5, il podcast e vodcast di Diletta Leotta prodotto da Dopcast e disponibile ogni martedì su YouTube e sulle principali piattaforme.
Nel corso della conversazione emerge subito un aspetto curioso del suo lavoro: il fatto che, a volte, i giornalisti arrivino alle notizie prima degli stessi calciatori. “La cosa più assurda è che a volte, non sempre, può capitare che i giornalisti sappiano prima dei calciatori e la gente non ci crede”, racconta. Una dinamica che, come spiega, dipende anche dal modo in cui i giocatori scelgono di gestire le informazioni: “Non sempre i procuratori comunicano così rapidamente con i giocatori e non tutti vogliono sapere subito qualcosa. Molti dicono: ‘Avvisami solo alla fine, non voglio sapere come sta andando’”. Al contrario, il giornalista segue ogni dettaglio in tempo reale. Emblematico l’episodio legato a Maya Yoshida, che dopo un suo tweet gli rispose sorpreso: “Non so come sia possibile, ma l’hai saputo prima di me e di mia moglie!”.
Non mancano poi gli aneddoti più personali, come quello legato a una trattativa arrivata nel momento meno opportuno. Alla domanda di Diletta Leotta — “Raccontaci quella volta in cui, in un momento di intimità, sei stato disturbato da una notizia di calciomercato” — Romano risponde senza esitazione: “Sergio Reguilón al Tottenham”. E racconta: “Era circa l’1 di notte… tutti erano convinti che andasse al Manchester United. Alle 1:40 mi chiamò per darmi la conferma ufficiale e io dissi: ‘Aspetta un attimo perché purtroppo la chiamata è importante!’”. Un’interruzione inevitabile, ma giustificata dal risultato: “Ho dovuto aspettare un secondo… però almeno la notizia era vera!”.
Infine, Romano riflette anche sul rapporto con il giornalismo tradizionale, soprattutto in Inghilterra, dove ammette di non essere sempre visto di buon occhio: “Credo di avere molti ‘nemici’ tra i giornalisti tradizionali”. Una percezione che ha compreso meglio grazie al confronto con colleghi più giovani: “Mi hanno spiegato che prima alcuni erano abituati a ricevere alle 20 un messaggio dal club con il riassunto della giornata… e lì finiva tutto”. Il suo approccio, invece, ha cambiato radicalmente i ritmi del mestiere: “Io l’ho trasformato in un far west… adesso bisogna stare svegli fino alle 2 di notte, chiamare, verificare”. E conclude con una punta di ironia: “Capisci che poi non gli stai simpaticissimo!”.




