C’è chi calca il palco dell’Eurovision come un dovere. E c’è chi lo trasforma in un rito. Sal Da Vinci, nella notte del gran finale 2026 a Vienna, ha scelto la seconda via. Si qualifica quinto.
Non si è risparmiato un istante. La sua voce è scappata fuori dai riflettori dello stadio per inseguire la gente: l’ha trovata nelle strade, tra i passi lenti dei passanti, e poi di nuovo nei corridoi della sala stampa, dove è entrato con la bandiera italiana al collo come un vessillo di festa. Lì, tra giornalisti sorpresi e sorrisi improvvisi, ha ripreso “Per sempre sì” e l’ha ridata in prestito a tutti. Questo è il lascito della nostra Italia.
Sul palco, l’emozione non ha avuto filtri. Quando l’ultima nota si è spenta, gli occhi di Sal erano quelli di chi ha toccato un sogno e ha scoperto che era vero. Il sorriso non l’ha mai lasciato, nemmeno nei secondi più intensi. Si è donato senza calcoli: al pubblico che cantava con lui, ai tecnici che lo seguivano da giorni, ai colleghi diventati compagni di viaggio in una settimana sospesa nel tempo. Ci ha messo il cuore, lo stesso simbolo inserito nello slogan dell’Eurovision.
Sal è la prova che i sogni non conoscono anagrafe. È il più maturo in gara, sì, ma con l’energia di un ragazzo che vede tutto per la prima volta. Una maturità che non pesa, ma accoglie. Una leggerezza che non scappa, ma resta.
Vienna lo ha capito subito. L’Europa lo ha ascoltato. E ora gli spiana la strada verso palchi più grandi, oltre i confini del Contest.
Per Sal inizia una nuova partitura: a giugno parte il tour promozionale all’estero, in attesa dell’uscita del disco il 29 maggio. Ma questa notte a Vienna resterà il battito iniziale, il momento in cui “Per sempre sì” ha smesso di essere una canzone e si è fatta promessa cantata in tutte le lingue come ‘Volare’.
