Le parole del cantante

Enrico Ruggeri critica Fiorella Mannoia per aver modificato il finale della celebre canzone Quello che le donne non dicono, sostituendo il verso «ti diremo ancora un altro sì» con «ti diremo ancora un altro… no». Una scelta che, secondo il cantautore, snatura il senso originale del brano: «È una canzone sulle speranze tradite. Le donne parlano ai loro uomini e chiedono di tornare quelli di un tempo. Il “sì” finale esprime quell’incertezza già presente nel testo. Cambiarlo mi sembra una forzatura dettata dalla cultura woke».

Ruggeri, oggi 68enne, ricorda che in origine le possibili interpreti erano Lena Biolcati e Fiordaliso, ma fu il discografico di Mannoia, Roberto Galanti, a convincerlo a scegliere Fiorella: «All’epoca era grintosa, quasi rock, e si era appena affacciata al mondo della musica. Abbiamo anche fatto un tour insieme negli anni Ottanta».

La canzone fu presentata da Mannoia al Festival di Sanremo 1987, lo stesso in cui Ruggeri vinse, insieme a Morandi e Tozzi, con Si può dare di più: «Credo sia l’unico caso in cui un artista arriva primo e ottiene anche il premio della critica con un altro brano». Ricorda quell’edizione come «frenetica», con la pressione dei favoriti e i fotografi costantemente alle calcagna.

Parlando della propria carriera, Ruggeri sottolinea di essersi espresso sul tema della pace in Medio Oriente ben prima che diventasse un simbolo di tendenza: «Prima che la bandiera palestinese finisse su magliette e poster come Che Guevara». Ricorda anche l’incontro con Loredana Bertè, che si innamorò del testo de Il mare d’inverno, definendolo per lui «un grande atto di fiducia».