Preoccupazione per Emma Bonino. La storica leader radicale è stata ricoverata d’urgenza nel pomeriggio di ieri all’ospedale Santo Spirito di Roma.
A soccorrerla, nella sua abitazione nel centro della Capitale, è stata un’ambulanza in codice rosso per un improvviso aggravamento dei suoi problemi respiratori.
Le condizioni sono state definite “gravi” dai medici, ma la 78enne è vigile, lucida e cosciente. A farlo sapere nella serata di ieri è stato il suo medico curante Claudio Santini, in costante contatto con i sanitari del Santo Spirito. Ora si trova in terapia intensiva.
“Sono in corso gli accertamenti e una valutazione dei parametri a seguito di un peggioramento della funzionalità respiratoria. Resta vigile e lucida”, ha spiegato Santini. Secondo le prime informazioni, Bonino avrebbe risposto in modo positivo alle prime cure messe in atto dai medici del nosocomio romano.
Non è la prima volta che Bonino è costretta ai ricoveri di urgenza. La fondatrice di +Europa era già stata ricoverata nello stesso ospedale, in terapia intensiva, nel novembre 2025. Allora fu poi trasferita alla Stroke Unit del San Filippo Neri e dimessa dopo circa una settimana. I medici esclusero una recidiva del tumore al polmone diagnosticatole nel 2015, attribuendo il malore a una problematica di natura metabolica.
Anche questa volta, alla base ci sarebbe un peggioramento della sua nota insufficienza respiratoria.
Una storia clinica lunga e difficile. Nel 2015 a Emma Bonino fu diagnosticata una delle forme più aggressive di tumore polmonare, che l’ha costretta a lunghi anni di chemioterapia. Dopo otto anni di trattamenti, fu lei stessa ad annunciare di aver concluso con successo le cure, senza mai smettere di fare politica.
Una vita intera dedicata ai diritti. Dagli anni ’70 in poi, Bonino è stata una delle figure centrali del radicalismo liberale e del femminismo italiano. Dalle battaglie per il divorzio e per la legalizzazione dell’aborto – arrivando ad autodenunciarsi per aver praticato interruzioni clandestine – alla diplomazia umanitaria internazionale.
Sette lingue parlate, tra cui l’arabo, laurea in Lingue alla Bocconi di Milano, Commissaria europea per gli Aiuti Umanitari dal 1994 al 1999, dove trasformò un ufficio burocratico in una macchina di intervento rapido nelle crisi dei Grandi Laghi dopo il genocidio in Ruanda e nei Balcani. Poi ministra del Commercio Internazionale con Prodi, ministra degli Esteri con Letta.
Oggi, ancora una volta, la sua battaglia più difficile è quella personale. Ma lucida, come sempre.




