E si sa, quando Zerocalcare fa uscire una serie i pianti sono assicurati e dietro l’angolo, e così è stato, ma ora ve la recensisco, così valutate se guardarla pure voi.
Con Due Spicci, la nuova serie di Zerocalcare uscita su Netflix il 27 maggio, l’autore romano torna a raccontare il disagio, le fragilità e le contraddizioni della sua generazione, ma lo fa con una consapevolezza e una maturità che rendono questa, senza dubbio, la sua opera migliore, o almeno questa è la mia impressione.
In questi sei episodi, Due Spicci affronta temi complessi e dolorosi, come gli accolli che ci portiamo dietro ogni giorno, la violenza sulle donne, il pizzo, la malavita, la difficoltà di aiutare gli altri e, soprattutto, quella di aiutare noi stessi. Ma la serie parla anche di un’altra forma di cecità, forse ancora più comune, che è capitata a tutti, quella che ci porta a essere così concentrati sui nostri problemi da non accorgerci del dolore di chi ci sta accanto.
Pur non essendo direttamente collegata alle produzioni precedenti, la serie è disseminata di richiami e riferimenti che i fan storici sapranno cogliere e apprezzare, come la scena con Alice e i ricordi della seconda stagione. Tuttavia, Due Spicci riesce a camminare perfettamente sulle proprie gambe, costruendo una narrazione autonoma, intensa e sorprendentemente universale.
Zerocalcare conferma ancora una volta la sua straordinaria capacità di mescolare registri diversi. Perché la serie risulta ironica, pungente, delicata e provocatoria allo stesso tempo. Fa ridere quando serve, ma soprattutto colpisce nel profondo quando meno te lo aspetti. E come nelle sue opere migliori, riesce a trovare quella dolorosa umanità che inevitabilmente finisce per commuovere.
Tra i personaggi più riusciti spicca Smeralda. È incasinata, imperfetta, spesso frustrante. È uno di quei personaggi che fanno venire voglia di urlarle contro, ma proprio per questo risultano autentici. Smeralda non è la vittima perfetta costruita per suscitare compassione facile, quella che alla gente piace vedere. È una persona spezzata dalle proprie paure, fragile, impaurita, spesso vittima anche delle conseguenze delle proprie scelte. Una caratterizzazione complessa e profondamente umana, che evita ogni stereotipo, e che io ho amato.
E poi c’è Sara, da sempre uno dei personaggi più belli dell’universo narrativo di Zerocalcare, sicuramente il mio preferito. Una donna che cerca costantemente di non pesare sugli altri, al punto che quasi nessuno riesce ad accorgersi della sofferenza che si porta dentro. Il suo percorso è tra i più emozionanti della serie e trova uno dei momenti più intensi nella scena in cui decide di lasciare Stella, accompagnata dalle note di Chakra delle Luci della Centrale Elettrica. Una sequenza che racchiude perfettamente il senso di perdita, liberazione e malinconia che attraversa tutta la narrazione.
Alla fine dei sei episodi resta la sensazione di aver assistito a qualcosa di raro, una storia capace di affrontare temi durissimi senza mai perdere leggerezza, empatia e sincerità. Due Spicci è una serie che fa riflettere, che emoziona e che riesce a parlare di dolore e speranza senza risultare artificiale.
Sei episodi che valgono pienamente il nostro tempo, anche se non lo avete, trovatelo, ritagliatevelo, perché non ve ne pentirete. E che confermano, ancora una volta, come Zerocalcare sia una delle voci più importanti e riconoscibili della narrazione italiana.




