Ci voleva poco più di un’alzata di mano. E con questo gesto, ieri l’aula di Palazzo Madama ha messo il punto finale. Il decreto Sport è legge. Dopo il via libera di Montecitorio del 23 luglio, il Senato ha dato l’ultimo via libera al provvedimento che ora diventa definitivo.

Dai grandi eventi alla sicurezza in vasca
Il testo nasceva per dare una mano all’organizzazione dei grandi appuntamenti che ci aspettano: dagli Europei di calcio del 2032 all’America’s Cup del 2027. Procedure più snelle, meno burocrazia, corsie preferenziali per far arrivare in tempo stadi e infrastrutture.

Ma in corsa il decreto ha cambiato faccia. Dentro c’è finita anche una parte che non c’entra con i riflettori e i trofei: la sicurezza nelle piscine.

È stato un emendamento della maggioranza, passato all’unanimità alla Camera, a portare la novità. E qui il tono si fa più serio.

Cosa cambia da ora
Due le misure principali.

La prima riguarda gli impianti. Se una piscina ha i bocchettoni di aspirazione non a norma e il gestore non interviene per metterli in regola, scatta la chiusura. Stop immediato all’attività. Una regola nata dopo troppi incidenti e troppi silenzi. L’idea è semplice: niente deroghe, niente proroghe. O sei in regola, o chiudi.

La seconda riguarda i più piccoli. Obbligo di cuffia per tutti gli under 16. Niente più tuffi senza copricapo nei corsi e nelle vasche pubbliche. Una norma di buonsenso, dicono, per igiene e sicurezza.

Un decreto chiamato “Sport” che parla di Euro 2032 e poi finisce a parlare di cuffiette e bocchettoni. A prima vista stona. Ma forse è proprio questo il punto.

Lo sport non sono solo i grandi eventi e i contratti milionari. È anche il corso di nuoto del martedì pomeriggio, è la piscina comunale sotto casa, sono i genitori che accompagnano i figli.

Mettere in sicurezza le vasche è meno mediatico che annunciare un nuovo stadio. Ma pesa di più nella vita di tutti i giorni. Il governo ha scelto di mettere insieme le due cose nello stesso pacchetto: la vetrina internazionale e la manutenzione ordinaria. Ora la palla passa ai gestori. E ai Comuni. Le regole ci sono. Tocca farle rispettare. Perché se vogliamo parlare di sport come valore, dobbiamo cominciare da un posto sicuro in cui praticare nuoto senza rischi.