Il Consiglio dei ministri ha dato il via libera al disegno di legge per “rafforzare e modernizzare le capacità difensive del Paese”: 15 articoli firmati dal ministro Guido Crosetto che aprono la strada alla prima grande riforma del settore.

Non è una manovra su mezzi e organici. È una risposta al fatto che oggi la sicurezza si gioca anche su server, cavi sottomarini e droni.

Un nuovo comando per il fronte digitale
Il cuore del provvedimento è la nascita di un’area interamente dedicata alla cybersicurezza dentro la Difesa.
L’ex Reparto informazioni e sicurezza dello Stato maggiore diventa Comando interforze Cyber Intel, alle dirette dipendenze del Capo di Stato maggiore. A lui andrà anche il titolo di “autorità cyber della Difesa” e la responsabilità centrale sui dati del dicastero.
Salve, specifica il testo, le prerogative di Presidenza del Consiglio, Ministero dell’Interno, Servizi segreti, Agenzia per la cybersicurezza nazionale e Ufficio per la segretezza. Una delimitazione nata dopo i contrasti emersi in maggioranza negli ultimi mesi.

Accanto al Comando nasce anche il Centro interforze per l’addestramento al combattimento e alla minaccia ibrida, guidato da un generale di divisione. Obiettivo: esercitazioni su scenari misti, dove all’attacco informatico si somma la pressione fisica e informativa.

Il ddl traccia inoltre i confini dello “spazio cibernetico di interesse nazionale”, che sarà individuato e aggiornato dal ministro. Introdotta la figura dello specialista cyber in uniforme e creato un fondo da 1,5 milioni per il 2027 per potenziare le competenze nel settore.

Regole nuove per droni e navi robot
La legge mette nero su bianco definendo cosa sono i mezzi senza equipaggio. Le navi senza personale a bordo vengono equiparate a navi da guerra. Gli aeromobili militari a pilotaggio remoto avranno classificazione, con norme di volo e abilitazioni stabilite con decreto del ministro. Le stesse disposizioni si applicheranno anche ai sistemi della Guardia di Finanza.

Più tutele e più chiarezza per i militari in missione
Cambia anche il capitolo risarcimenti. Per i danni causati da comportamenti colposi del personale impegnato all’estero, l’azione legale potrà essere avviata direttamente contro i ministeri della Difesa o dell’Economia.
Se il fatto costituisce reato, si procederà sia nei confronti del singolo che dell’amministrazione. Una scelta per velocizzare i ristori e definire meglio i confini di responsabilità.

Sicurezza e ricerca
Il provvedimento esclude dall’applicazione delle normali norme sulla sicurezza sul lavoro le zone operative, di emergenza e di addestramento dove operano reparti militari.
Viene infine istituito un Fondo per la ricerca e lo sviluppo tecnologico in ambito difesa, con 10 milioni iniziali dal 2026, per finanziare progetti sperimentali.

Un primo passo, non l’ultimo
Questa riforma non chiude il cerchio. Lo apre.
Riconosce che il perimetro della difesa si è allargato: non è più solo confine e territorio, ma anche rete e tecnologia.

Il rischio ora è che resti sulla carta. Serviranno risorse, reclutamento di profili tecnici e una vera collaborazione tra Difesa, Acn e settore privato.

Il messaggio politico però è chiaro: l’Italia vuole dotarsi di strumenti per combattere guerre che non fanno rumore, ma possono bloccare un Paese.