Serve una coesione europea. E serve adesso, per riequilibrare la posizione della Russia. Pensare che ogni Stato possa salvarsi da solo, immaginando un domani sganciato dagli altri, non è realismo, è autolesionismo. È una fuga dalla realtà.

Con queste parole Sergio Mattarella ha aperto i lavori del XXI vertice del gruppo Arraiolos, riunito a Brdo, in Slovenia. Undici Capi di Stato attorno al tavolo per discutere di come proteggere l’Unione dalle pressioni esterne, che siano i missili di Vladimir Putin o le scelte politiche di Donald Trump. A introdurre Mattarella è stata la padrona di casa, la presidente slovena Pirc Musar, che lo ha definito il collega “più anziano e più rispettato”.

Il Presidente della Repubblica non ha nascosto la preoccupazione per una lentezza riformatrice che sta diventando un rischio concreto per i cittadini, colpita due volte: dalle minacce che arrivano da fuori e dall’incapacità di dare risposte da dentro. Parla di sfide eccezionali per l’Unione, ma soprattutto di sicurezza e “autorevolezza nel mondo, con ricadute dirette sulla vita delle persone”. Da qui l’appello all’unità. Rompersi ora sarebbe un errore imperdonabile, soprattutto agli occhi dei più giovani. Mattarella cita Eurobarometro: “circa il 90% dei nostri cittadini chiede più unità tra gli Stati”. La ricetta è duplice: riforme e velocità.

Mattarella non nomina mai la regola dell’unanimità, ma il bersaglio è evidente. L’attuale sistema di voto non regge più. Lo dimostra il tema dell’allargamento: “bisogna accelerare l’adesione dei Balcani occidentali, dell’Ucraina e della Moldova, perché un’Unione di oltre trenta membri non potrà funzionare con le attuali regole di decisione”.

Altro dossier centrale del vertice: il bilancio europeo 2028-2034, una partita da circa 2.000 miliardi di euro. Il negoziato, secondo il Quirinale, è “decisivo”. “Le scelte che faremo”, ha spiegato Mattarella, “non definiranno solo come distribuire i fondi, ma anche con quale ambizione l’Europa vuole affrontare le trasformazioni in atto. Mi auguro un bilancio adeguatamente ambizioso”. Poi il nodo della guerra. Sull’Ucraina, per Mattarella, non dovrebbero esserci più esitazioni. “Non servono molte parole per capire che la difesa comune è necessaria”, ha detto, “bisogna procedere con determinazione e rapidità verso l’interoperabilità dei nostri strumenti militari per ristabilire l’equilibrio di pace rispetto alla postura della Russia”.

Il filo conduttore di tutto l’intervento è uno: fare presto. Da “Presidente anziano, in dodici anni ho visto crescere progressivamente la consapevolezza che l’Unione ha bisogno in modo imprescindibile di meccanismi decisionali più snelli”. Il monito di Mattarella è chiaro: darsi da fare e intervenire restando uniti, sia sul bilancio economico che con un atteggiamento comune volto a mettere al centro la difesa dell’Europa.