Arriva il “salario equo”: 1 miliardo di incentivi alle imprese che non applicano paghe al ribasso. Via libera di Palazzo Chigi al decreto Lavoro, il testo approvato dal Consiglio dei ministri in vista del Primo maggio.
Il pacchetto e i bonus
La dotazione è di circa un miliardo di euro. Partono nuovi incentivi per giovani, donne e Sud: fino a 650 euro al mese per le assunzioni di under 35 e fino a 800 euro per le lavoratrici in condizioni di svantaggio nelle aree Zes.
Previste anche misure contro il caporalato digitale e maggiori garanzie per i rider. Sui rinnovi contrattuali, se non si chiude l’accordo entro 12 mesi dalla scadenza, le retribuzioni saranno adeguate in via forfettaria al 30% dell’inflazione Ipca.
Meloni: “Tassello di una strategia su occupazione stabile”
A illustrare la novità principale è la presidente del Consiglio Giorgia Meloni, intervenuta a sorpresa in conferenza stampa dopo il Cdm. Il decreto, spiega, è “un ulteriore tassello” del percorso avviato a inizio legislatura che ha portato “1,2 milioni di occupati in più e oltre 550mila contratti precari in meno”. L’obiettivo è “più lavoro stabile e meno precarietà”, dice citando i dati Istat: “Oggi più di ieri l’Italia è una Repubblica fondata sul lavoro”. Approvare norme sul lavoro, aggiunge, è “il modo migliore per ringraziare gli italiani” e “celebrare” il Primo maggio.
Stop ai “contratti pirata”, sì alla contrattazione
Nasce così il “salario giusto”, alternativo al salario minimo che, per FdI, è “un vessillo logoro della sinistra”. Il riferimento resta la contrattazione collettiva nazionale: solo chi la applica potrà accedere agli incentivi. “Niente fondi pubblici a chi firma contratti pirata e paga meno i lavoratori”, ribadisce Meloni.
Per la premier il testo è “un punto di partenza per un’alleanza, un patto con le parti sociali”. Il decreto fissa i criteri del salario equo prendendo a riferimento il trattamento economico complessivo, non solo la paga base ma tutte le voci contrattuali.
Secondo Palazzo Chigi la norma favorisce la concorrenza leale, valorizza l’autonomia di sindacati e imprese ed evita un minimo fissato per legge, lasciando alla contrattazione la definizione delle voci retributive. Arrivano anche sgravi contributivi per le aziende che introducono misure di conciliazione vita-lavoro e ottengono una certificazione specifica: fino a 50mila euro l’anno per impresa.
Nel dettaglio: per l’assunzione a tempo indeterminato di lavoratrici svantaggiate scatta l’esonero totale dei contributi a carico del datore per 24 mesi, fino a 650 euro mensili, che diventano 800 euro se la lavoratrice risiede nelle regioni Zes.
Per gli under 35 l’esonero arriva a 500 euro al mese, che salgono a 650 euro in Abruzzo, Molise, Campania, Basilicata, Sicilia, Puglia, Calabria, Sardegna, Marche e Umbria. Per tutte le altre assunzioni in area Zes lo sgravio è pari a 650 euro mensili.




