Il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella accoglie al Quirinale i candidati della 71esima edizione  dei David di Donatello. Si rispetta la consuetudine di celebrare il valore del cinema per la cultura italiana.  Visibilmente emozionati, i nominati di quest’anno che parteciperanno alla premiazione del 6 maggio in prima serata su Rai 1, con la conduzione di Flavio Insinna e Bianca Balti, ascoltano le parole del Capo dello Stato.

Mattarella per l’occasione elogia chi fa e sostiene il cinema, sottolineando come abbia «accompagnato e interpretato lo sviluppo del Paese, spingendolo nel solco della libertà e della democrazia, influenzando il linguaggio degli italiani». In platea ci sono volti come Toni Servillo, Valeria Golino, Aurora Quattrocchi, Barbara Ronchi, Matilda De Angelis, Greta Scarano, Claudio Santamaria, Anna Ferzetti, Tecla Insolia e Vinicio Marchioni.

A guidare la cerimonia al Quirinale è invece Claudio Bisio.  Il ministro Alessandro Giuli interviene al Quirinale difendendo set e maestranze del settore cinematografico, con un affondo sui mancati fondi rivolti al film su Giulio Regeni: «La nostra linea è netta, anche se l’azione è migliorabile: difendere il cinema italiano come lavoro, industria, arte e presidio culturale. Vuol dire tutelare i diritti degli invisibili del set: maestranze precarie, disoccupati, donne e uomini senza prospettiva pensionistica o tutele per malattia e genitorialità». Così il ministro annuncia ulteriori 20 milioni per il Fondo Cinema e Audiovisivo, che sale a 626 milioni complessivi.

Tra gli attori presenti alla cerimonia Mattarella cita i premi speciali dei David: Muti, Zalone, Amelio.  Gianni Amelio riceverà il David alla Carriera 2026; Ornella Muti ha ricevuto il David Speciale lo scorso anno; Checco Zalone, per record d’incassi con Buen Camino è invece il vincitore del David dello Spettatore.

Il discorso di Mattarella sull’audiovisivo continua e tocca anche le nuove tecnologie: «La stima diffusa per la qualità italiana deve molto alle immagini e alle parole del cinema. L’intreccio tra cinema, tv e piattaforme ha aperto nuove opportunità, spingendo registi, autori, sceneggiatori, artisti a dare ritmi diversi alle storie e nuova espressività ai personaggi. Questo è il cinema che gli italiani amano e che i giovani hanno imparato a conoscere in forme rinnovate. Un patrimonio del Paese che va considerato, sostenuto, valorizzato, incoraggiato. Nelle produzioni come nelle sperimentazioni».