Da Marco Carola e Seth Troxler a Matteo Diop, il giovane artista messinese racconta l’emozione di un palco che segna una nuova tappa del suo percorso

Aprire un festival internazionale nella propria città è un’esperienza che lascia il segno, soprattutto quando sullo stesso palco salgono alcuni dei nomi più autorevoli della scena elettronica mondiale. È quanto accaduto a Damiano Laganà, giovane Dj messinese che lo scorso 2 agosto ha inaugurato Atarashi, l’evento che ha conquistato Messina con una line up di assoluto prestigio, da Marco Carola in back to back con Seth Troxler fino a Matteo Diop.

Un appuntamento che ha richiamato migliaia di appassionati e che, per Damiano, ha rappresentato molto più di una semplice esibizione.

«Aprire il palco di Atarashi è stato per me un onore ma anche una grande responsabilità, soprattutto perché è successo nella mia città. Dal punto di vista emotivo è difficile spiegare quello che ho provato. Partecipare attivamente a un evento di questo livello, davanti al pubblico con cui sono cresciuto, ha segnato un traguardo importante nel mio percorso. È un orgoglio immenso che mi spinge a puntare sempre più in alto. Ritrovarmi, alla mia età, a condividere la line up con artisti come Marco Carola e Seth Troxler, che sono sempre stati una fonte di ispirazione, è stata una responsabilità enorme ma anche una grande soddisfazione.»

Oggi la musica elettronica vive una fase in cui l’impatto visivo sembra avere lo stesso peso della musica. Una trasformazione che Damiano osserva con lucidità, senza dimenticare ciò che considera davvero essenziale per chi sale in consolle.

«Viviamo in un momento storico in cui, non soltanto nella scena elettronica, l’apparire conta spesso più dell’essere. La presenza scenica è sicuramente importante, ma credo che non possa mai prescindere dalla selezione musicale e dalla tecnica. Sono questi gli elementi che restano e che devono continuare a rappresentare le colonne portanti di questo lavoro.»

L’esperienza vissuta ad Atarashi rappresenta per lui uno spartiacque, un momento destinato a rimanere nella memoria e a cambiare il modo di guardare al futuro.

«Assolutamente sì. Questo evento ha segnato una nuova fase del mio percorso. Quando ti ritrovi su un palco così importante insieme a due figure che hanno fatto la storia della musica elettronica, inevitabilmente ti fermi un attimo e guardi tutta la strada che hai percorso fino a quel momento. È una sensazione che ti spinge a crescere ancora. L’energia che si respirava era indescrivibile, ti entrava dentro e ti faceva capire che il lavoro fatto fino a oggi sta andando nella direzione giusta.»

Per Messina Atarashi ha rappresentato anche una prova importante, dimostrando che la città può ospitare eventi di respiro internazionale. Un risultato che, secondo Damiano, deve essere solo il punto di partenza.

«Vorrei innanzitutto ringraziare tutte le persone che hanno reso possibile questo festival. Atarashi ha mostrato a tutti chi siamo davvero. A Messina non manca nulla per ospitare grandi eventi e questa manifestazione dovrebbe rappresentare l’inizio di una nuova era. Dobbiamo valorizzare la nostra città come merita e sostenere tutto ciò che di bello nasce qui. Mi auguro che possa diventare anche una fonte di ispirazione per tanti ragazzi che vogliono costruire il proprio percorso nella musica elettronica.»

Se tra dieci anni qualcuno dovesse ricordare il suo set, Damiano non ha dubbi su quale sia l’aspetto che vorrebbe lasciare nel cuore del pubblico.

«Vorrei che le persone ricordassero soprattutto il legame che si è creato con chi era davanti al palco. Quando riesci a stabilire una connessione con il pubblico significa che anche la tecnica e la selezione musicale stanno funzionando. Alla fine tutto si unisce attraverso il divertimento, che ti permette di essere naturale senza perdere la concentrazione. Quando suono mi sento vivo. È come se fossi da solo nella mia cameretta, una sensazione difficile da spiegare. In quei momenti sembra che il tempo rallenti e riesci a goderti davvero ogni singolo istante.»

L’apertura di Atarashi rappresenta così una tappa significativa nella crescita di Damiano Laganà, un giovane artista che, con passione, studio e determinazione, ha trasformato un sogno coltivato nella sua città (e successivamente a Milano) in un’esperienza condivisa con alcuni dei protagonisti più influenti della scena elettronica internazionale. Un punto di arrivo che, sicuramente, è soltanto il primo passo verso nuovi palcoscenici.