Nel commentare il settantesimo anniversario del disastro del Bois du Cazier a Marcinelle, Sergio Mattarella ha scelto di rivolgere all’Italia e all’Europa un monito preciso: la gestione dei movimenti migratori deve avere al centro il rispetto della persona.
La memoria dei 262
Erano 262 le vittime del 1956, minatori di 12 nazionalità. 136 erano italiani.
Con i 262 rintocchi della campana Maria Mater Orphanorum il Paese ha ricordato anche la Giornata nazionale del sacrificio del lavoro italiano nel mondo.
“Emigrati che con la loro fatica hanno contribuito alla crescita delle comunità che li hanno accolti”, ha ricordato il Presidente.
“Siamo chiamati a riflettere sul costo umano pagato allora e a fare in modo che tragedie simili non si ripetano. Anche oggi la gestione dei flussi migratori deve seguire criteri fondati sulla dignità delle persone”.
Lavoro sicuro e niente sfruttamento
Dal Belgio, dove era stato in visita di Stato il 21 ottobre incontrando anche Urbano Ciaccio, ultimo superstite italiano della sciagura, Mattarella ha rilanciato un principio costituzionale. “La tutela del diritto al lavoro e della sua sicurezza è un fondamento che oggi unisce tutta l’Europa. La protezione dei lavoratori e il contrasto a ogni forma di sfruttamento sono diventati un patrimonio comune”.
Per il capo dello Stato quelle vittime hanno assunto un valore simbolico che ha segnato il percorso di integrazione comunitaria. Una lezione che vale ancora per chi oggi lascia la propria terra, inclusi i tanti giovani italiani che emigrano “non per scelta, ma per necessità”, come aveva già sottolineato dieci giorni fa al Ventaglio.
Oltre l’emergenza
Il messaggio del Quirinale arriva mentre Ceuta riporta l’Ue di fronte ai nodi irrisolti dell’accoglienza. Mattarella resta fuori dalla polemica diretta tra Roma e Madrid, ma indica la direzione: servono politiche “possibili e sostenibili”.
Riprendendo le parole di Papa Leone XIV usate nell’incontro con la stampa parlamentare, il Presidente invita ad abbandonare la logica emergenziale. “Le migrazioni vanno affrontate con una strategia di lungo periodo. In caso contrario se ne subiscono le conseguenze caotiche e poi si tenta, inutilmente, di mettere a tacere le coscienze di fronte a ciò che accade”.
Dalle gallerie del carbone del 1956 alle frontiere del 2026: per Mattarella la bussola resta la stessa: dignità della persona, da non perdere e dimenticare nel tempo.




